Pallavolo nei giorni del Coronavirus – Scarsa prudenza ed errori: un’altra stagione nel caos
(Carlo Lisi per il Corriere dello Sport) Il giorno di Santo Stefano è stato per molti anni sinonimo di festa del volley italiano, sia a livello maschile che a quello femminile. Dopo il trittico di cene e pranzi in famiglia gli appassionati delle schiacciate si spostavano nei palazzetti e si godevano grandi sfide, come solo i nostri campionati sanno offrire. Ieri non è stato così, perché nel giro di una settimana o poco più quasi tutte le squadre dei massimi campionati sono state colpite ancora da questa pandemia del covid-19, che purtroppo verrà ricordata per sempre. Dal programma era stata cancellata tutta la giornata di A1 femminile e in SuperLega si sono giocate solo 3 gare.
C’è uno stato di rassegnazione, ma anche un po’ di preoccupazione per un movimento come quello delle schiacciate di casa nostra, che si muove con grandissima professionalità a livello organizzativo ed economico, ma che sembra non riesca a controllare azino delle sue protagoniste e protagonisti.
Si legge con un certo stupore il susseguirsi di annunci di positività e conseguente rinvii di gare di campionati in cui giocano fior di professionisti. Ieri a Modena i tamponi molecolari hanno aggiunto il nome di Leal a quello di Van Garderen nella lista dei contagiati, mentre Civitanova ha comunicato la positività di Simone Anzani, asintomatico e reduce dalla terza dose di vaccino, inoculata una settimana fa. Questa malattia non guarda in faccia nessuno, ma avevamo la convinzione che dopo tutto quello che si è passato, dopo i continui spostamenti di gare che hanno fatto saltare la stagione 19-20 e fatto giocare come in un incubo quella seguente disputata in palazzetti senza vita (leggi il pubblico dei tifosi), con le grandi manifestazioni vissute in una bolla, su tutte i Giochi Olimpici di Tokyo, tutti avrebbero usato la massima prudenza, soprattutto selezionando le persone da incontrare. Come fatto in questi giorni da Conegliano, che ha praticamente creato una bolla attorno alle sue ragazze. Invece basta scorrere le immagini dei social per rendersi conto che altrove tale prudenza non c’è stata.
Anche questo campionato (le vicende della Coppa Italia femminile e maschile sono il segnale) sarà dunque condizionato dal Covid (anche a causa dei calendari ingolfati). E adesso, alla luce di quello che si è vissuto, c’è la convinzione che qualcosa si debba cambiare.Il vaccino ci ha dato una grande arma, una corazza che non è perfetta ma che ci può proteggere.
Forse è davvero l’ora di chiedere una revisione dei protocolli nati in un momento ben più diffcile, come ha proposto nel giorno di Santo Stefano il presidente della Lega femminile Mauro Fabris dai microfoni di Radio Sportiva: “Tutte le nostre atlete e gli staff delle squadre di Serie A sono vaccinati, con due se non addirittura tre dosi, e insieme al Medico di Lega e i medici sociali dei Club abbiamo notato che le giocatrici si positivizzano, ma non si ammalano: bastano solo pochi giorni e ritornano subito negative, i sintomi sono davvero molto rari e, se si dovessero presentare, sono molto blandi. Per questo motivo, credo sia necessario rivedere i protocolli per il mondo dello sport, dato che sono stati redatti diversi mesi fa e non tengono conto dell’effettivo decorso della positività: ormai siamo tutti vaccinati e l’evidenza scientifica ci dice che sia necessario un aggiornamento per evitare di bloccare le competizioni sportive di alto livello”

