Pallavolo Storie – Il dilemma del “ragazzo d’oro”: Simeon Nikolov tra il gelo di Novosibirsk e il sogno di Civitanova
A soli 19 anni, Simeon Nikolov è già un fenomeno globale della pallavolo, ma dietro i numeri da record e i milioni di visualizzazioni sui social si nasconde la complessa realtà di un adolescente proiettato in una delle leghe più dure del mondo. Il palleggiatore bulgaro, attualmente in forza alla Lokomotiv Novosibirsk, si è confessato in una lunga intervista al podcast americano Out of System, rivelando un lato umano fatto di solitudine, insicurezze sentimentali e grandi ambizioni professionali.
In Russia, Nikolov sta confermando tutto il suo talento: è secondo in campionato con la sua squadra e domina le classifiche individuali, occupando il settimo posto tra i migliori muratori e la top 15 dei servizi. “Cerco di essere il più aggressivo possibile a rete, il che crea molti problemi agli avversari”, spiega il giovane regista, che viaggia con una media impressionante di 10 punti a partita. Eppure, lontano dal taraflex, la vita in Siberia è segnata da un profondo isolamento, acuito dall’assenza del compagno di squadra Sam Deroo, attualmente lontano dai campi per sottoporsi alla chemioterapia. «Sono solo, mi sento solo. Sento che sto quasi “appassendo”», ha ammesso sinceramente. «Sono qui esclusivamente per la pallavolo; tutto il resto è un bonus. Non cucino mai, ordino cibo o mangio al ristorante. Passo tutto il mio tempo tra l’arena e il letto».
Uno dei passaggi più toccanti dell’intervista riguarda il rapporto di Nikolov con la fama e le donne. Nonostante sia una star acclamata, il palleggiatore confessa una profonda diffidenza nei rapporti interpersonali: «Sarò onesto, ho delle forti insicurezze. Se mi piace una ragazza, entro in crisi perché non so mai se le piaccio io o la mia fama, i miei follower e i miei soldi. Spesso ho interrotto io le relazioni dicendo: “No, tu non sei vera, sei falsa”. Forse sono troppo cauto, o forse sono solo un po’ codardo, ma quando arriverà quella giusta non mi importerà più di cosa scriveranno sui social».
La scelta di Novosibirsk, preferita a sette club europei, è stata dettata dalla voglia di crescere sotto la guida di Plamen Konstantinov e dalla garanzia di un posto da titolare. «Volevo giocare in una delle migliori squadre russe o nella peggiore in Italia. Ho pensato: perché svegliarmi ogni mattina sapendo che verremo distrutti in ogni partita? Non credo che così si possa progredire». Tuttavia, il futuro di Nikolov sembra già scritto e porta verso la Superlega italiana. Le voci di mercato lo danno per certo alla Cucine Lube Civitanova nella prossima stagione, dove ritroverebbe il fratello Aleksander. «Voglio lottare per i trofei e migliorare», afferma, pur senza confermare ufficialmente il trasferimento.
Nikolov ha poi ricordato con emozione l’incredibile cavalcata ai Mondiali nelle Filippine, dove la Bulgaria ha conquistato un argento storico. Un’esperienza che lo ha fatto sentire, per sua stessa ammissione, «come LeBron James», travolta dall’affetto di migliaia di tifosi che hanno sommerso la squadra di regali. Il successo è stato frutto di un cambio di mentalità imposto dal tecnico Gianlorenzo Blengini dopo una deludente Nations League: «Siamo rimasti concentrati solo sul volley, isolandoci dal “rumore esterno”. Anche il presidente della federazione voleva parlarci dopo la vittoria contro gli USA, ma l’allenatore lo ha vietato per non distrarci». Quella contro gli Stati Uniti resta, per Nikolov, la partita della vita: un recupero da 0-2 che ha segnato la sua definitiva consacrazione internazionale. Ora, il “Monya” (come viene soprannominato) guarda avanti, diviso tra il desiderio di normalità e la consapevolezza di essere destinato a segnare un’epoca nel volley mondiale.
Fonte: sport.business-gazeta.ru

