Pallavolo CoppeEuropee – Il muro di Varsavia sul visto delle russe alle gare in Polonia: la differenza tra Fedorovtseva e Tolok
Il caso di Arina Fedorovtseva, la stella russa del Fenerbahçe a cui la Polonia ha negato il visto d’ingresso per la sfida di Champions League contro il Budowlani Łódź, scoperchia un paradosso sportivo che rischia di minare la regolarità delle competizioni europee. Mentre la diplomazia sportiva cerca faticosamente di reintegrare gli atleti russi come neutrali, la politica dei visti nazionali sta creando una discriminazione di fatto tra atleti della stessa nazionalità, basata non sul talento, ma sui documenti di soggiorno.
L’emblema di questa stortura è il confronto tra Arina Fedorovtseva e la connazionale Tatiana Tolok. Se la prima è rimasta bloccata a Istanbul perché in possesso del solo passaporto russo, la seconda ha potuto regolarmente volare in Polonia per giocare con l’Igor Novara. La differenza? Un permesso di soggiorno italiano che garantisce alla Tolok libertà di movimento nell’area Schengen, eludendo le restrizioni polacche che dal 2022 colpiscono i visti per sport e turismo. Questa disparità non è solo burocratica, ma altera profondamente l’equilibrio della massima competizione continentale: un club può trovarsi privo della sua miglior giocatrice solo perché la trasferta cade in Polonia, un “vizio di forma” che favorisce sproporzionatamente le squadre polacche tra le mura amiche.
Perché il problema esplode solo ora? Finora, il bando totale dei club russi dalle coppe aveva “nascosto” la polveriera. Con il passaggio di molte stelle russe in top club turchi, italiani e francesi, il conflitto tra regolamenti CEV (che ammettono i singoli russi nei club stranieri) e leggi statali è diventato insanabile. Se la Polonia continuerà a negare l’accesso anche a Lazareva e Gatina dello Zeren Spor, il rischio è che la Champions 2026 non venga vinta sul campo, ma negli uffici dei consolati, creando un precedente pericoloso per l’integrità dello sport europeo.

