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Pallavolo LeNostreInterviste – Claudia Consoli: “Giocare per Roma è una forma d’orgoglio”

(Laerte Salvini per iVolleymagazine.it) Claudia Consoli non ha mai smesso davvero di essere romana. Anche quando la sua carriera l’ha portata lontano dal Palazzetto e dalla sua città, Roma è rimasta il punto di riferimento emotivo e sportivo. Oggi quel cerchio si è chiuso: dopo quattro stagioni vissute lontano da casa, tra San Giovanni in Marignano – dove ha firmato una storica doppietta Campionato–Coppa Italia di A2 – e una parentesi a Brescia, la schiacciatrice è tornata a vestire la maglia della Roma Volley Club, diventandone una delle protagoniste tecniche e caratteriali.

IL CAMPIONATO – La stagione della squadra guidata da coach Cuccarini non è stata lineare. Qualche passo falso, qualche occasione persa, ma anche la sensazione diffusa di un gruppo che sta costruendo qualcosa di solido. Consoli lo racconta con lucidità, senza nascondere le difficoltà: “È una stagione più complessa di quanto immaginassimo, ma il campionato è ancora lungo. Abbiamo fatto punti importanti che ci tengono pienamente in corsa. Il nostro percorso è stato fatto di alti e bassi, però nelle ultime settimane stiamo trovando una nostra quadra. Ogni squadra ha bisogno del suo tempo per fare quel click”.

CAPITALE – Roma, per la centrale giallorossa, non è una destinazione come le altre. Tornare a casa ha significato assumersi anche una responsabilità diversa: “Quando è arrivata la chiamata della società non vedevo l’ora. Giocare per la propria città ti dà emozioni in più: vinci non solo per te o per la squadra, ma per Roma. È una piazza enorme, diversa dai piccoli centri dove tutto gira attorno alla pallavolo. Qui devi anche riaccendere l’interesse, riportare la gente al palazzetto, avvicinare i più giovani. È una forma di orgoglio”.

RELAZIONI SPECIALI – In questo processo di ricostruzione dell’identità, il suo impatto è stato immediato, anche grazie a un’intesa speciale con Gaia Guiducci, amica di una vita e oggi regista della Roma: “Siamo legate da tantissimi anni, ci siamo sempre sentite anche quando giocavamo lontane. Sapere che sarebbe stata lei la palleggiatrice è stato uno dei motivi che mi ha spinto a tornare. In campo ci capiamo con uno sguardo, fuori ci sosteniamo a vicenda. È qualcosa di raro nel nostro mondo, dove ogni anno cambi squadra”.

LA SQUADRA – Il gruppo, spiega Consoli, è eterogeneo per età ed esperienze, ma compatto: “Abbiamo ragazze giovanissime e altre molto più esperte. Io mi sento un po’ nel mezzo. Le differenze fuori dal campo ci sono, è normale, ma in partita siamo una cosa sola. All’inizio forse ci è mancato proprio il tempo per conoscerci davvero, per creare quelle connessioni che non sono solo tecniche ma anche umane”.

OBIETTIVI – L’obiettivo, però, non è mai cambiato. La A1 resta il traguardo dichiarato e condiviso: “Non lo vediamo lontano. La classifica dice che bastano pochi punti per cambiare tutto. Il campionato è apertissimo, nel bene e nel male. Continuiamo a lavorare ogni giorno per questo”.

ESPERIENZA – Guardando indietro, impossibile non tornare all’esperienza di San Giovanni in Marignano, che per Consoli è stata molto più di una tappa di carriera. “È stata una seconda casa, una seconda famiglia. Mi hanno accolta fin dal primo giorno e sostenuta anche nei momenti difficili, come quando ho avuto la mononucleosi. L’anno scorso partivamo da outsider, ci davano ottave. Invece abbiamo iniziato a vincere e non ci siamo più fermate. Avevamo tutte lo stesso obiettivo in testa e alla fine abbiamo vinto tutto quello che potevamo”. La vittoria, ammette, le ha lasciato qualcosa che oggi prova a trasferire a Roma. “Ti dà consapevolezza. Vincere un trofeo con un gruppo così unito è una soddisfazione enorme e ti porta a voler rivivere quelle emozioni. È la spinta che senti quando torni a casa e vuoi fare qualcosa di importante anche per la tua città”.

IL PRESENTE – Ora per Roma la nuova sfida, già iniziata con la sconfitta al tie-break contro Fasano, si chiama Pool Promozione. E qui Consoli non ha dubbi su cosa serva: “Ogni punto è oro. Dobbiamo affrontare ogni partita come se fosse la finale del mondo. È un lavoro tecnico, certo, ma soprattutto mentale. Se vuoi davvero una cosa e lavori ogni giorno per ottenerla, alla fine puoi riuscirci. Serve essere tutte lì, unite, con la stessa fame”.
Roma ha ritrovato una delle sue figlie sportive. E Claudia Consoli, con la maturità di chi ha già vinto e perso lontano da casa, prova ora a guidare la sua squadra verso quel ritorno in A1 che, per lei, avrebbe un sapore speciale.