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Pallavolo LeNostreInterviste – Alberto Polo: la dimostrazione che si può tornare

(Laerte Salvini per iVolleymagazine.it) Vi siete mai chiesti quanto sia difficile ripartire? Cadere è parte del percorso, ma ci sono cadute che pesano più di altre. E quando il tuo mestiere è saltare, volare sopra la rete, fermarsi nel pieno della carriera significa smarrire un pezzo di identità. La stagione da 20 presenze, vissuta da protagonista e da capitano della Sonepar Padova, assume allora contorni che vanno oltre i numeri. Per Alberto Polo, centrale classe 1995, nato a Bassano del Grappa, è stata molto più di un’annata positiva: è stata la dimostrazione che si può tornare. Anche dopo quattro anni di silenzio forzato. Padova, casa sua, lo ha riaccolto. La salvezza è arrivata con anticipo, senza che i bianconeri fossero mai davvero invischiati nella lotta retrocessione. E ora c’è la voglia di chiudere al meglio, magari togliendosi qualche soddisfazione nei playoff per il quinto posto.

LA STAGIONE – “La nostra è una squadra giovane – racconta Polo – molti di noi avevano già giocato insieme nei playoff quinto posto della scorsa stagione. Arrivavamo tutti da situazioni particolari, con poco spazio alle spalle in campo. Per questo la salvezza è un traguardo importante: in Superlega non è mai scontata, per il livello che c’è”. Padova non ha mai vissuto vere emergenze di classifica. “Non siamo mai stati realmente a rischio retrocessione, e questo ci ha permesso di lavorare con tranquillità, consapevoli che tutti nel gruppo coltivavamo l’ambizione di fare il massimo”. A livello personale, l’inizio non è stato semplice. “Non avevo grandi aspettative. All’inizio ho fatto fatica, ma ho continuato ad allenarmi. Prima ho ritrovato la forma fisica, poi sono arrivate anche le prestazioni”.

CAPITANO – Guidare un gruppo non è mai banale. Padova ha affidato a Polo il ruolo di leader in campo. “Il ruolo di capitano non è stato facile. Tenere unite le dinamiche di uno spogliatoio non è semplice, in un gruppo di 14 persone qualche piccolo problema c’è sempre. Ma è stata un’esperienza molto bella, mi ha fatto crescere. Ho imparato a conoscere i compagni, a capire come relazionarmi con ognuno”. Leadership silenziosa, costruita giorno dopo giorno. “Ho scommesso su me stesso ” – racconta Alberto – Il passaggio chiave, però, resta il ritorno dopo quattro stagioni lontano dal campo. “Poche persone avrebbero scommesso su di me. Io invece l’ho fatto. Ho scelto di rimettermi subito in gioco, di tornare a giocare perché sentivo fosse la cosa giusta per il mio percorso”.

BILANCI – Le prime partite stagionali – contro Cuneo e Grottazzolina – erano già decisive per la corsa salvezza. “Dopo quattro anni ti ritrovi a giocare subito gare fondamentali. Siamo stati bravi a portarle a casa. All’inizio non ero ancora in forma fisicamente, ma mentalmente sì. Ci avevo lavorato dall’anno scorso e durante l’estate. La differenza rispetto ai playoff quinto posto della stagione precedente è stata soprattutto emotiva. Una stagione si vive con un peso diverso. Ogni partita conta”.
Qualche rammarico resta, soprattutto per le due sfide con Monza. “All’andata c’era in palio l’accesso alla Coppa Italia, al ritorno la possibilità di restare agganciati ai playoff. Dispiace non aver espresso il meglio in quelle occasioni”. Ma il bilancio resta positivo. E nel futuro? “Non lo so ancora. Ora vogliamo chiudere bene le ultime due partite, soprattutto l’ultima in casa contro Piacenza per salutare al meglio il nostro pubblico. Poi vedremo”.

SICUREZZE – Determinante anche il lavoro con coach Jacopo Cuttini. “Lo conosco da anni, era già stato mio secondo allenatore qui. Mi ha dato fiducia, soprattutto all’inizio quando non performavo ancora al massimo. Non mi ha messo pressione, mi ha dato tranquillità”.
Il peso dei quattro anni
Quando gli si chiede cosa direbbe all’Alberto di qualche anno fa, Polo si ferma. “Penso spesso alle quattro stagioni perse, nel momento centrale della carriera. Se non fossi tornato avrei dovuto cambiare vita. Io non volevo farlo. Sono stato bravo a non mollare, ma ci penso spesso”.
Eppure oggi quella ferita è diventata consapevolezza. “Questa stagione era un banco di prova: capire se potevo tornare a certi livelli o accontentarmi solo di essere rientrato. Adesso ho più consapevolezza. Con l’allungarsi delle carriere me la voglio vivere come una nuova giovinezza, una seconda occasione. A prescindere dall’età, me la godrò al massimo e cercherò di fare il meglio possibile”.

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