A1FDa leggereStorie

Pallavolo LeNostreInterviste – Isabelle Haak: “Non mi considero la migliore in niente. Cerco solo di migliorare ogni giorno”

(Laerte Salvini per iVolleymagazine.it) C’è stato un tempo, neanche troppo lontano, in cui la Prosecco Doc A. Carraro Imoco Conegliano sembrava muoversi sul campo con passo leggero. Vittorie in sequenza, trofei accumulati come capitoli di una storia destinata a scorrere senza attriti. Era una sinfonia prevedibile ma irresistibile: tutti sapevano come sarebbe finita, eppure restavano a guardare. Poi è arrivata questa stagione, che ha cambiato il ritmo senza spezzare la melodia. Qualche sconfitta inattesa, qualche trofeo sfuggito, una narrazione che ha smesso di essere quella dell’invincibilità per diventare quella della resilienza. Conegliano ha scoperto di essere più umana, ma anche più consapevole.
E dentro questa nuova immagine delle Pantere c’è molto di Isabelle Haak, opposto che negli anni ha già vinto praticamente tutto. Non è solo la giocatrice che chiude i palloni difficili: è spesso il primo mattone su cui si costruisce la fiducia della squadra. In una stagione meno lineare del solito, la sua presenza è diventata ancora più centrale.

VOLATA FINALE – Ora il calendario entra nella sua parte più delicata: la semifinale playoff contro Novara: “Entrare nei playoff, e soprattutto in semifinale, è sempre emozionante”, racconta l’opposto svedese – “Abbiamo fatto un buon lavoro nei quarti, ma c’è sempre qualcosa da migliorare. Novara è una squadra molto forte, quindi dovremo prepararci bene. Fortunatamente abbiamo anche le partite di Champions League che ci aiuteranno a mantenere il ritmo e a lavorare sui dettagli”. La sensazione, ascoltandola, è quella di un gruppo che arriva a questo momento con basi solide. Anche sul piano personale, la stagione di Haak si muove su coordinate di stabilità: “Mi sento bene. Stiamo lavorando bene fisicamente e in palestra, e penso che la squadra sia in un buon momento. Anche a livello personale mi sento positiva”.

L’ASSENZA DI GABI – Uno dei temi inevitabili, però, è l’assenza di Gabi, pedina fondamentale nello scacchiere di Conegliano: “Spero sempre che Gabi non abbia nulla di serio, perché è una giocatrice molto importante per noi. Ma abbiamo anche tante altre giocatrici di qualità. Vedremo giorno dopo giorno come evolverà la situazione. La cosa positiva è che abbiamo una panchina che può aiutare la squadra in ogni momento”.

RESPONSABILITÀ – Quando una squadra domina per anni, la pressione diventa parte integrante del contesto. E in una situazione come questa, con qualche assenza e una stagione meno lineare, il peso delle responsabilità può aumentare. Haak, però, rifiuta di trasformarlo in un tema personale: “Penso che possiamo solo fare del nostro meglio. Se posso dare ancora qualcosa in più lo farò, ma la cosa importante è che tutta la squadra contribuisca. Abbiamo molte giocatrici che possono portare punti. Se troviamo il giusto equilibrio, tutto funzionerà”. Sulla chiave tattica della semifinale, la svedese resta inevitabilmente prudente: “Non posso entrare nei dettagli di quello su cui stiamo lavorando”, sorride. “Ma il punto principale è concentrarci sul nostro livello di gioco. Ovviamente studieremo Novara nel modo più approfondito possibile, ma la cosa più importante è trovare il nostro miglior gioco”.

CONSAPEVOLEZZA – “Quello che questo club ha fatto negli anni scorsi è qualcosa di incredibilmente difficile da raggiungere”, riflette Haak. “È normale che in una stagione ci siano alti e bassi. In realtà è più normale perdere qualche partita che vincerle tutte. Solo che qui per tanto tempo è sembrato il contrario”.
Il livello del campionato italiano, aggiunge, contribuisce a rendere tutto più complesso: “La Serie A è molto competitiva. Questo dimostra che il livello è alto e che ogni partita può essere difficile. Il nostro obiettivo adesso è finire la stagione nel miglior modo possibile, cercando di vincere Champions League e campionato. Ma la cosa più importante è esprimere la nostra miglior pallavolo. Se un’altra squadra sarà più forte, lo accetteremo. Ma vogliamo uscire dal campo sapendo di aver dato tutto”.
Se c’è un momento che Haak conserva come simbolo della stagione, è la Coppa Italia. Non solo per il trofeo in sé, ma per ciò che ha rappresentato: “Quando attraversi un periodo difficile con la squadra, la sensazione più bella è tornare a vincere. La Coppa Italia ci ha dato molta energia e fiducia dopo settimane complicate. Probabilmente è stato il momento più importante dell’anno”.

FAMIGLIA – Poi c’è il rapporto con Conegliano, che negli anni si è trasformato in qualcosa che va oltre il campo: “L’ambiente qui è davvero speciale. In allenamento c’è sempre un’ottima atmosfera. La società sceglie giocatrici con la mentalità giusta, persone che lavorano duro. Il club rende tutto molto semplice: ci dà le condizioni ideali per lavorare, dall’organizzazione degli allenamenti alla preparazione fisica”. Anche la vita fuori dal campo contribuisce a questo equilibrio_ “Qui mi sento a casa. È una combinazione di tante cose: l’ambiente, le persone, il modo in cui il club gestisce tutto”.

CONFRONTI – Alla domanda se Conegliano sia la squadra più forte del mondo, Haak preferisce una risposta che riflette la sua visione del gioco: “Forse questa non è stata la nostra miglior stagione di sempre. Ma siamo sicuramente tra le migliori squadre al mondo. Detto questo, ogni anno cambia tutto: le squadre cambiano, le competizioni sono diverse. È impossibile dire chi sia la migliore in assoluto”.
E in fondo, anche la semifinale contro Novara racconta proprio questo: “Novara è una delle squadre più forti. Sarà una bella battaglia. Vedremo chi sarà la migliore”.

L’ultima domanda torna inevitabilmente su di lei. Numeri, record, stagioni dominate: per molti Isabelle Haak è l’opposto più forte del mondo. Lei, però, guarda la questione da un’altra prospettiva: “Non mi considero la migliore in niente. Cerco solo di migliorare ogni giorno. Lavoro molto sulla preparazione fisica, sul campo, su nuove abilità che possono aiutarmi in campo. L’obiettivo è diventare una giocatrice migliore giorno dopo giorno”.
Forse è proprio questo il punto: in una squadra abituata a vincere tutto, la vera forza continua a essere la stessa. Non la certezza del risultato, ma la ricerca costante di qualcosa in più.