Intervenuto ad “After Hours, la SuperLega di notte”, Matteo Battocchio ha tracciato un bilancio della stagione della MA Acqua S.Bernardo Cuneo, caratterizzata da un forte contrasto tra successo sportivo e amarezza personale.
Da un lato, Battocchio ha rivendicato con orgoglio il risultato ottenuto: una salvezza centrata con estremo anticipo (metà gennaio), obiettivo affatto scontato per una neopromossa. Dall’altro, però, è emersa la fatica nella gestione dei rapporti, laddove il tecnico ha spiegato di aver accettato dei compromessi per il bene della squadra, ma ha sottolineato con fermezza di non essere disposto a rinunciare alla propria identità né a farsi dettare dai giocatori il modo di allenare.
Oltre a una breve analisi tecnica sulla sfida tra Verona e Civitanova — dove ha evidenziato l’incisività del servizio e la gestione del palleggio — Battocchio ha concluso con una nota positiva sul mercato, sottolineando come Cuneo rimanga una destinazione ambita da molti atleti, confermando l’ottima reputazione della società.
Ecco le dichiarazioni del tecnico della squadra piemontesesulla trasmissione della Lega Pallavolo Serie A curata dalla coppia Zorzi-Brogioni trasmessa su DAZN e sul web
I “più” e i “meno” della stagione – C’era l’esigenza di centrare la salvezza e per le squadre neopromosse non è così semplice. Noi l’abbiamo raggiunta, di fatto, prima di metà gennaio. Quest’anno abbiamo lavorato per il risultato e il risultato, alla fine, è arrivato. La parte negativa è una cosa molto personale, che non ha nulla a che vedere con il cammino che abbiamo fatto. Lo sport è fatto di risultati, ma credo che al di là dei risultati ci siano delle cose importanti che smuovono le persone da dentro e nel mio caso è stato una componente negativa.
Gli aspetti personali – Quando hai a che fare con l’altro – che sia un compagno di squadra, un dirigente, un membro dello staff – devi partire dall’idea che l’altro è “altro” e non sei tu. Partendo da questa premessa, non penso di essere un genio della pallavolo, né di avere chissà quale capacità: mi piace lavorare con le persone, crescere con loro come persona. Per tutta una serie di situazioni, questa è una cosa che mi è mancata molto. Era una cosa cui eravamo preparati, con la società ne avevamo parlato questa estate, sapevamo sarebbe stato un anno particolare, per un discorso di eterogeneità di gruppo, età ed esperienze dei giocatori che componevano la squadra. Eravamo pronti ed era una sfida da affrontare in nome di un obiettivo più grande, che Cuneo mantenesse la categoria. In nome di questo, siamo scesi a “compromessi”. Quello che mi ha fatto riflettere e tracciare una linea è che certi compromessi su che persona essere non sono disposto a farli. E non sono disposto a farmi dire da nessun giocatore su che allenatore devo essere.
Differenze generazionali – Credo che sia dall’antica Grecia che si parla dei “giovani d’oggi”. E quindi credo che i “vecchi di oggi” dell’antica Grecia, del Medioevo e del 2026 hanno ancora dei problemi nell’accettazione dei giovani d’oggi e del fatto che il loro tempo sta passando. Ma per quanto mi riguarda il tema è quello della concezione dell’altro.
Su Verona e Civitanova – A fine gara due, sentivo l’intervista di Aleksandar Nikolov che diceva: “Io te lo dico, andiamo là, tiriamo al massimo, se entra vinciamo”. Non c’è stato solo quell’aspetto, anche se nel tie-break alla fine della gara stati gli ace a fare la differenza a livello prettamente numerico. Sono due squadre che puntano tantissimo sul servizio. E in Gara 3 è mancato un po’ di estro in attacco a Verona, una loro caratteristica importante nella stagione. In regia hanno un giocatore è sempre riuscito a fare viaggiare tutti quanti.
Le voci di mercato – Credo che ci siano dei giocatori che hanno piacere di venire a Cuneo e penso che, per la realtà di Cuneo, sia un qualcosa di molto positivo.
