In occasione del suo intervento alla trasmissione “After Hours, la SuperLega di notte”, Giuseppe Cormio ha tracciato un bilancio lucido e appassionato della stagione della Lube Civitanova, culminata con la conquista della Finale Scudetto il 18 aprile nonostante un sesto posto in Regular Season. Il Direttore Generale ha ammesso senza filtri le difficoltà incontrate nel percorso, ricordando con amarezza le sconfitte sui campi di Monza e Padova che hanno complicato la classifica, costringendo la squadra a un cammino più tortuoso rispetto al passato. Nonostante ciò, Cormio ha rivendicato con orgoglio il traguardo raggiunto, sottolineando come questa finale — l’ottava nelle ultime nove edizioni — abbia un sapore speciale: se in passato la Lube dominava con formazioni di campioni assoluti che vincevano quasi “a motore spento”, oggi la soddisfazione è maggiore perché frutto del carattere di un gruppo giovane che sa ancora stupire, pur riconoscendo con onestà che la buona sorte, legata alle assenze pesanti di Trento, ha giocato un ruolo favorevole che la squadra è stata brava a sfruttare.
Entrando nelle dinamiche di spogliatoio e di campo, Cormio ha commentato con la consueta schiettezza le recenti polemiche, definendo Gargiulo un ragazzo solare ma talvolta acerbo nella diplomazia, e spiegando di aver chiarito personalmente con Rok Mozic dopo alcune dichiarazioni post-gara dettate dall’adrenalina; per il DG si è trattato di un episodio isolato che non intacca la stima reciproca, convinto che nel volley tutto debba finire al fischio finale. Cercando una spiegazione all’andamento altalenante della squadra, ha individuato nella giovane età di elementi chiave come Boninfante, Nikolov e Bottolo una sfida di crescita costante, aggravata da un mercato internazionale che, aprendosi già a novembre, rischia di destabilizzare il gruppo. Proprio per superare i momenti di crisi, la società ha scelto di farsi affiancare da una professionista per compattare l’ambiente, una mossa che ha aiutato i ragazzi a reagire quando si trovavano con l’acqua alla gola dopo aver fallito gli obiettivi stagionali iniziali.
Infine, il dirigente ha allargato la riflessione al sistema volley, esprimendo forte preoccupazione per calendari internazionali sempre più fitti che sembrano favorire solo gli interessi di “chi comanda il volley internazionale” a discapito dei club. Cormio ha descritto la SuperLega come una “trincea” economica dove i proprietari italiani compiono sforzi massimali per trattenere i campioni di fronte a offerte estere raddoppiate, specialmente da Turchia, Polonia e Giappone. A questa disparità finanziaria si aggiunge un vuoto normativo sui transfer internazionali, che costringe i club a rinegoziare ogni anno il nullaosta delle federazioni straniere anche per atleti sotto contratto, come nel caso di Nikolov. Secondo Cormio, questa incongruenza limita la volontà di investimento a lungo termine e rappresenta un rischio concreto per la competitività e il valore futuro del campionato italiano.
Queste le dichiarazioni di Giuseppe Cormio:
Le difficoltà in Regular Season – Ci sono state difficoltà lo scorso anno e si sono ripetute quest’anno, soprattutto nella fase iniziale, nel perdere punti sui campi di squadre che sulla carta non dovrebbero starti davanti. E, quindi, dovrebbe essere più agevole vincere. Ricordo una funesta settimana con una doppietta “meravigliosa” di sconfitte fra Monza e Padova. Lì abbiamo ribadito una nostra caratteristica dell’anno scorso, quella di patire molto sui campi delle squadre che in classifica ci stanno dietro. L’anno scorso siamo comunque riusciti ad arrivare al terzo posto, ad avere un Quarto di Finale più agevole e la tranquillità di fare la Champions prima. Quest’anno ci siamo complicati la vita, concludendo sesti. Siamo stati però ripagati dalla fortuna, perché trovare Trento senza Michieletto e l’ultima partita senza Lavia è un vantaggio notevole.
Otto Finali in nove campionati – Il dato è importante, testimonia la qualità e il carattere di questa squadra. In alcune di queste stagioni ci si è arrivati quasi a motore spento, mi è capitato fra il 2018 e il 2020 di domandarmi come potessimo perdere, perché era una squadra mostruosa fatta di campioni. Ma devo dire che trovo più soddisfazione adesso, ogni volta che questa squadra trova un risultato importante fa spalancare gli occhi. Per questo pretendo che loro giochino col cuore e non dando per scontato il risultato come successo a Monza e Padova, perché in questo campionato se non giochi al massimo perdi anche contro squadre che in classifica ti stanno dietro.
Le frasi di Gargiulo dopo la vittoria – Lui è solare perché è di Sorrento, cresce come i buoni limoni e le buone arance di quella zona. È pieno di succo, ma se vai a scavare a volte è un po’ acerbo. Come in questo caso in cui ha perso un po’ la diplomazia, ma è un ragazzo che sa incassare e sa dare con ironia.
Mozic “perdonato” – Gara 3 è stata una partita gestita male dai direttori di gara, concedendo cose che il regolamento non ammette. Al di là di questo, la polemica successiva nasce da una dichiarazione di Rok Mozic che ha parlato troppo presto. Quando si è presi dall’adrenalina, e nessuno lo sa meglio di me che sono un istintivo, rischi di dire cose che cinque minuti dopo non diresti più. A Rok, che è un ragazzo solare, buono e molto intelligente, ho detto che ha fatto qualcosa che non avrebbe fatto se si fosse fermato a ragionare due minuti. Gliel’ho detto sabato prima della partita, credo abbia capito, ma nessuno deve pensare che si sia comportato male: queste cose succedono e, almeno nel nostro sport, finiscono quando termina la partita. La vena polemica c’è sempre stata nelle Semifinali e nelle Finali, ma la stima reciproca fra dirigenti e giocatori non è stata intaccata.
Le “giustificazioni” – Voglio trovare delle “giustificazioni” all’andamento della squadra, anche se io stesso ci credo poco. La prima è la giovane età del gruppo e di qualche giocatore importante. Un esempio: Mattia Boninfante. Da giocatore al debutto in una grande platea, da una parte si riesce a dare il massimo, dall’altra gli si perdona qualcosa. Ma l’anno successivo ci si aspetta un salto di qualità. Questo vale per Mattia, vale ovviamente per Nikolov e in tempi non sospetti è stato importante anche per Bottolo, che ha fatto quasi due anni di panchina prima di “esplodere”. Poi ci sono state situazioni di mercato che hanno dato fastidio. Quando i turchi, i giapponesi o i polacchi ci impongono un avvio di mercato a novembre, o entri nel ballo o rimani a sedere. Questo ci ha penalizzato nel fare gruppo. Ne abbiamo parlato, ci siamo visti e rivisti, io non sono un dirigente che entra nello spogliatoio e alza la voce e vuole comandare. Parlo pochissime volte col gruppo e quando lo faccio cerco di fare parlare il gruppo. Abbiamo fatto anche ricorso all’aiuto di una professionista, che potesse darci indicazioni semplici e un aiuto che è stato importante. Eravamo con l’acqua alla gola, avevamo fallito tutti gli obiettivi di quest’anno, ma c’è stata una reazione, agevolata da una buona sorte che è stata sfruttata al meglio.
I calendari – Il calendario non dipende tanto da noi, a meno che non si pensi di cambiare formula, ma mi sembra che questi Play Off dimostrino che la formula è giusta. Tante volte si è pensato ai due gironi o al calendario a orologio, ma noi dobbiamo giocare di meno per far fare sempre più i “propri comodi” a chi comanda il volley internazionale, che non abbrevia mai i propri tempi e minaccia di occupare anche uno spazio da metà dicembre a metà gennaio, nei prossimi anni. Siamo molto preoccupati.
Trattenere i campioni – A questa preoccupazione si aggiunge quella economica, perché l’Italia è un Paese non in ottima salute da questo punto di vista, mentre ci sono alcune realtà come quella turca, polacca, giapponese, e fra un po’ anche quella russa, che hanno possibilità diverse. Siamo in “trincea”, dobbiamo difendere i nostri campioni ma a volte la difesa è impari, si tratta spesso di proposte doppie di quelle che possiamo fare. Siamo grati agli atleti, soprattutto italiani, che sono rimasti sempre fedeli alla nostra SuperLega, speriamo che la tendenza continui altrimenti ci troveremmo un campionato sminuito nei suoi valori e non deve sorprendere nessuno. Non so quale può essere la contromossa, perché credo che gli sforzi che vengono fatti oggi dai proprietari di tutte le società della SuperLega siano sforzi massimali. Ho perso dei giocatori cui non ho potuto dire di no, è difficile di fronte a certe offerte. Peraltro, bisogna avere un buon rapporto coi procuratori, perché se uno vuole portarti via un giocatore sotto contratto ci riesce con l’aiuto della Fivb e con poche decine di migliaia di euro.
I transfer internazionali – Non è stata ancora ufficializzata quella che è la regola basilare in tutti gli sport, per pensare di avere in casa un capitale giocatore che hai acquistato: mettere sullo stesso piano la durata del contratto che l’atleta ha con il club con la durata del transfer internazionale. Per Aleksandar Nikolov, ogni anno devo andare dalla Federazione bulgara a chiedere quel transfer. Se Nikolov e la sua federazione, parlandosi, decidessero di non concedere alla Lube quel transfer internazionale, il giocatore pur avendo il contratto con la Lube sarebbe libero. Io credo che questa sia un’incongruenza molto facile da poter constatare e che limita molto la volontà di investimento a medio e lungo termine.
