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Pallavolo Mercato – Oreste Cavuto è il primo volto nuovo di Grottazzolina

Oreste Cavuto, classe 1996, 199 cm, è un nuovo giocatore della Yuasa Battery Grottazzolina. Lo schiacciatore ha firmato un accordo biennale con la società presieduta da Romiti, ed è arrivato da Brescia per sostenere le visite mediche e i test di rito accolto dalla dirigenza e da coach Ortenzi.

L’avventura nel mondo della pallavolo per Cavuto è avvenuta all’età di 9 anni, all’interno della società locale VDC Volley Tollo, fondata dal padre Bruno Cavuto. Successivamente è passato a Chieti e, a 14 anni, è stato notato da Trento durante il Trofeo delle Regioni di Abano Terme. Il suo percorso professionistico ha incluso una prima stagione in Serie A2 a Potenza Picena con l’allenatore Graziosi, seguita da un’esperienza a Bergamo. Dopo aver declinato una prima proposta da parte di Ortenzi nel 2016 per fare rientro a Trento, ha disputato tre stagioni con l’Itas, per poi trasferirsi a Ravenna, a Cisterna e nuovamente a Trento per un ulteriore triennio. Nelle ultime due stagioni ha militato a Brescia.

A livello internazionale, Cavuto conta 70 presenze con la maglia della Nazionale italiana, con cui ha disputato VNL, Europei e World Cup, debuttando nel 2018 a Cagliari nella partita Italia-Giappone. La delusione più grande, non lo nasconde, fu quando a Bari fu escluso all’ultimo minuto dalle convocazioni per le Olimpiadi dopo aver svolto tutta la fase preparatoria. All’ultimo gli subentrò un giovanissimo Daniele Lavia reduce dalla Nazionale Under19. “Ci rimasi davvero malissimo quando all’ultima ora mi fu preferito Daniele, con cui peraltro siamo amici fraterni. Volevo giocarmi le mie chance, ma ormai è acqua passata.”

“Vengo da Tollo, un paese di 2800 abitanti in provincia di Chieti, dunque credo che in pochi possano rendersi conto meglio di me di cosa ha fatto Grottazzolina di grandioso negli ultimi anni. È un po’ come immaginare la mia Tollo in Serie A, quasi impensabile.” Ha dichiarato Cavuto riguardo al percorso recente del club e al livello della categoria “Una SuperLega meritata e vissuta è davvero tanta roba, ma anche in A2 il livello cresce sempre di più, con tanti atleti che di anno in anno scendono dalla massima serie. Questa è una società che, nelle gioie e nelle difficoltà, ha dimostrato di essere unita e forte, e questa forza dovrà contraddistinguere anche noi atleti. Le ambizioni sono alte e la squadra che il club sta costruendo è importante”.

In merito al valore dei rapporti personali nel contesto societario, lo schiacciatore ha affermato: “L’aspetto umano per me conta tantissimo, sono cresciuto a Trento e Trento è un ambiente familiare come questo, a Trento ci si siede attorno a un tavolo come qui, e secondo me è necessario. Da altre parti non è affatto così, e questo è un valore importante.” Aggiungendo una considerazione sulla gestione del gruppo “Come giocatore faccio molto affidamento sul gruppo. A me piace ospitare compagni e famiglie a casa, credo che da queste piccole cose poi nascano i gruppi veri.”

“So che dovrò assumersi responsabilità importanti, cosa che peraltro mi piace fare. La prima sensazione è però quella di gratitudine, perché qui mi hanno voluto fortemente, e essere voluto è importante per un atleta.” E, in chiusura, un messaggio ai tifosi “So bene che qui il tifo è molto passionale, gli Skapigliati sono molto rumorosi e presenti. Mi auguro che possano starci vicini soprattutto all’inizio, quando ci sarà da trovare l’amalgama e potremmo vivere anche momenti difficili. Ma soprattutto mi auguro che ci siano sempre. Da parte mia mi impegnerà a portare abbonati da Tollo (dove vive la famiglia), Brescia (dove vive e lavora la sua compagna) ma anche Trento. Bruno Da Re è per me come un secondo papà, gli chiederò di abbonarsi alla Yuasa.”

Coach Ortenzi ha così commentato l’arrivo dello schiacciatore: “Oreste non ha bisogno di presentazioni come atleta, arriva da noi dopo un biennio importante per cui mi limito a sottolineare un fatto. Come tanti e come spesso capita si tratta di un atleta che ha girato abbastanza, ma qui non di rado ci si ferma, si decide di mettere radici importanti. È accaduto con Marchiani, rimasto ben otto stagioni, è accaduto con Cubito che è con noi da sette annate, è riaccaduto con Fedrizzi che prima aveva cambiato squadra quasi ogni anno. Qualcosa questo deve pur significare, chissà che non accada altrettanto con Cavuto.”

 

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