(Laerte Salvini per iVolleymagazine.it) Il loto è l’unico fiore che sceglie il fango. Non lo subisce, lo usa: affonda le radici nel punto più scuro dell’acqua e proprio da lì trova la spinta per salire, fino a sbocciare intatto in superficie. Nel viaggio di Adhuoljok John Majak Malual c’è la stessa tenacia, che l’ha portata da Pinerolo ad Istanbul con una ferita alle spalle ma con la voglia di tornare a brillare. La Turchia, per lei, non è stata una fuga ma una strada in salita: il modo per togliersi di dosso il passato e continuare a vincere. L’Italia resta casa, il futuro la riporterà lì. Ma per ora l’opposto della Nazionale azzurra ha imparato a fiorire altrove, esattamente dove sembrava più difficile, e il prossimo capitolo, con la maglia dello Zeren, avrà tutto un altro sapore.
LE EMOZIONI DI UN TITOLO – Una stagione si misura da ciò che resta quando le luci si spengono. La bacheca di Malual si è arricchita di una Champions League, una coppa e un campionato turco. La maglia del VakifBank porta un serbatoio di emozioni che fatica a entrare nelle parole: “Non so neanche come descriverlo, è veramente difficile. Sono state tantissime emozioni, tutte positive, in un ambiente ricco da ogni punto di vista. Grandi emozioni, tutto ciò che una persona può sognare. E poi abbiamo concluso nel modo più bello possibile: ero soddisfattissima, molto felice”.
IL CALORE DI UN ALTRO MONDO – Ci sono campionati che ti avvolgono prima ancora di giocarci. La Turchia è uno di questi, con un tifo che arriva da un’altra disciplina: “Il tifo è accanito, ma è un discorso un po’ a parte, perché la maggior parte delle squadre ha anche un club di calcio e i tifosi arrivano un po’ da lì. È bello sentirsi appoggiati così. In generale è un campionato di alto livello, che continua ad alzarsi, anche se resta sempre bello trovare un campionato come quello italiano”.
LA “NON” SCELTA – Ci sono porte che si chiudono alle spalle e ti costringono a guardare avanti. Adhu non aveva in mente di lasciare l’Italia, ma ha fatto sua l’unica strada rimasta aperta: “Partiamo dal presupposto che non avevo minimamente l’idea di uscire dall’Italia. È stata l’unica opzione che mi è stata data: avrei voluto continuare il mio percorso in Italia, ma non mi è stata data la possibilità da parte di Pinerolo, se non quella di andare all’estero. Così ho accettato, anche perché una proposta del VakifBank non la si può rifiutare. E poi sono rimasta stupita dal contesto: una città che mi è piaciuta tantissimo, il livello, tutto l’ambiente. Ho 25 anni e sono sempre stata in Italia, a parte un piccolo percorso in America durato pochissimo. Uscire mi ha fatto scoprire un altro mondo, mettermi in gioco fuori dalla zona comfort. In Italia sono a casa mia, conosco la lingua, conosco tutto, sempre più o meno le stesse cose. Scoprire il mondo della Turchia mi è piaciuto tantissimo, e adesso mi piacerebbe continuare”.
LA FERITA E GLI ABBRACCI – Dietro al cambio di maglia c’è una storia nota. A Pinerolo, Malual aveva denunciato gli insulti razzisti rivolti a lei e ai suoi familiari sugli spalti, e da quella vicenda era nata la risoluzione consensuale con il Monviso Volley. Lei ne parla senza rancore, scegliendo di ricordare chi le è stato vicino: “Mi sono stati tutti vicini, tutti hanno visto le dinamiche e come purtroppo era nata quella situazione, anche perché è stata molto evidente. È bello sentirsi accolti. Ho ricevuto messaggi da giocatori, da allenatori che mi avevano allenata in passato, da giocatrici dello stesso campionato che nemmeno conosco. Tutti mi sono stati accanto, sempre. Riceverne così tanti anche dopo la mia partenza, vedere le persone che mi supportavano, è stato bello: mi hanno vista in uno stato che non era bello, stavo molto male mentalmente, e ricevere tutto quel supporto ha significato tanto”.
LA CONCORRENZA SANA – La Nazionale azzurra è un giardino fitto di talento, e nel suo ruolo crescono nuove interpreti. L’opposta nata a Roma non la vive come minaccia, ma come parte del gioco: “È una competizione sana, assolutamente sana. Ma io alla fine sono concentrata sul mio percorso, conosco le mie qualità e so in cosa posso migliorare. Voglio sfruttare ogni società, ogni stagione, per crescere e sviluppare al meglio le mie potenzialità. Guardo solo me stessa, perché è quello che bisogna fare, ed è una cosa che mi piace. La competizione è sempre bella”.
RITROVARE LA LUCE – Nella carriera di un’atleta la cosa più difficile da recuperare non è un fondamentale, ma la fiducia. Adhu era arrivata a quel punto, e da lì è ripartita grazie a una guida importante come Giovanni Guidetti: “Al VakifBank, pur avendo davanti la Boskovic e quindi possibilità di gioco non altissime, ho imparato tantissimo. Devo ringraziare Guidetti, che mi ha aiutata a ritrovare serenità mentale, a permettermi di sbagliare ma con consapevolezza, senza perdermi. Ero arrivata a un punto in cui avevo perso tutta la fiducia in me stessa, che è la cosa peggiore che possa capitare a un’atleta: perdi la visuale del gioco, di te stessa, di tutto il lavoro e la strada che ti porti dietro. Ho imparato come rialzarmi nelle situazioni più difficili, quelle che non auguro a nessuno: a non perdermi del tutto, a trovare sempre uno spiraglio di luce e a ricordarmi tutta la strada che ho fatto. Questo l’ho imparato da Guidetti, dal VakifBank e dalla Turchia, e li ringrazio tanto”.
LA NUOVA ROTTA – Il presente ha un nuovo nome, lo Zeren, e un orizzonte da costruire partita dopo partita: “Adesso voglio rimettermi in gioco, divertirmi, trovare serenità e continuare con quella che ho ritrovato. Voglio concentrarmi su me stessa per tirare fuori ogni lato positivo, vedere se posso migliorare e arrivare il più lontano possibile. Il resto degli obiettivi si crea durante la stagione”.
BUSSOLA – Si dice che in Italia la pallavolo dimentichi spesso chi sceglie l’estero. Malual non ha dubbi sul contrario: “Non temo questa cosa. Sono cresciuta nel settore italiano, è difficile essere dimenticati. In Turchia il livello è sempre alto e sono abbastanza sicura di poter fare una buona stagione. Poi ovviamente tornerò: l’Italia è casa mia, ci tornerò volentieri e non vedo l’ora. Per adesso resto concentrata su questo percorso che ho scelto”. Come il loto, che prima affonda e poi sboccia, sapendo che la superficie, prima o poi, la rivede sempre. Un nuovo capitolo per Malual è pronto per essere scritto.
