(Laerte Salvini per iVolleymagazine.it) Traiettorie precise, grinta e tanta energia. Tra gli applausi del pubblico francese a quelli di casa, ma anche le panchine e gli insegnamenti, si è preso un posto nel palcoscenico dei grandi Nik Mujanovic. Capigliatura disordinata, ottimi numeri, e una chiamata a Modena che ha il sapore della grande chance, lui che la SuperLega l’ha solo assaggiata con la maglia di Monza. A 21 anni ha già attraversato tre campionati, conquistato spazio nella Slovenia di Fabio Soli e si prepara a vivere la sua seconda esperienza in SuperLega. Un percorso accelerato, che lui stesso ammette di non aver immaginato così rapido.
IL GRANDE PASSO – Quando ha mosso i primi passi da professionista, tutti gli consigliavano prudenza. “Non pensavo che le cose andassero così in fretta”, riconosce. “La gente mi diceva di rallentare, di andare con un ritmo realistico. E invece sono grato di aver avuto queste opportunità: la nazionale, due stagioni in Francia e adesso un’occasione enorme come Modena. È una sensazione bellissima”. Il primo capitolo italiano, a Monza nel 2023-24, era stato un battesimo del fuoco: tre finali sfiorate in una stagione sola, per un ragazzo che veniva dal Calcit Volley. Poi la Francia, tra Paris, Poitiers e Tours, a metabolizzare tutto lontano dai riflettori. Ora quei riflettori tornano ad accendersi, e il PalaPanini non è un palcoscenico qualsiasi.
LA FIDUCIA – Nel percorso di Mujanović c’è una figura che ritorna continuamente: Fabio Soli. Il commissario tecnico della Slovenia è modenese, e il legame costruito negli ultimi mesi ha inciso ben oltre gli aspetti tecnici. “Probabilmente è l’allenatore che ho preferito in tutta la mia carriera. Mi ha aiutato tantissimo, soprattutto lo scorso anno, quando avevamo più tempo per lavorare in palestra”. Ma la lezione più importante è stata un’altra. “Mi ha insegnato a credere davvero nelle mie qualità, a vedermi come un buon pallavolista e a portare questa sicurezza anche in campo”. Per un opposto, chiamato a risolvere gli scambi più pesanti, la componente mentale pesa quanto quella tecnica. “Non hai il tempo di pensare se sbaglierai. Sei lì per fare punto, e basta”. Su Modena, però, preferisce non correre: “Ne parleremo dopo la VNL o dopo l’Europeo. Oggi parlare di Modena non sarebbe giusto. Adesso abbiamo ancora obiettivi da raggiungere con la nazionale”.
LA CRESCITA – Chiedetegli qual è stato il salto più grande degli ultimi anni e non vi risponderà con la tecnica. La sua rivoluzione è avvenuta altrove, nella testa. “La cosa su cui sono cresciuto di più è la fiducia in me stesso. Quando ho iniziato non ero per niente sicuro, e per un opposto è fondamentale”. Il rimedio ha un nome semplice: giocare. Tanto, e ad alto livello. La Francia è stata una buona scuola, ma con i suoi limiti. “Il livello è alto e mi ha aiutato molto, ma è anche vero che ci sono partite facili. In SuperLega non sarà così. Giocare tante gare qui in VNL, al massimo livello, è il modo più realistico per capire quanto valgo davvero”. Sul piano tecnico il cantiere resta aperto: difetti individuati e smontati uno alla volta. Una perfezione che sa irraggiungibile, ma che continua a inseguire. “Non sono neanche vicino, forse nemmeno molto bravo tecnicamente. Ma ci lavoro ogni giorno, insieme agli altri ragazzi più esperti”.
A CACCIA DI MEDAGLIE – Tre semifinali in VNL – 2021, 2024, 2025 – e nessuna medaglia al collo. La Slovenia si ferma sempre a un passo dal podio, e Mujanović ha già capito dove si gioca la differenza. “Con le squadre di vertice spesso dipende dalla sensazione di giornata. Ma la cosa più importante è controllare le emozioni quando il gioco si fa difficile: qualche errore in attacco, il loro muro che funziona, la battuta che ti mette in crisi”. Restare in alto il più a lungo, scendere il meno possibile. “Se ci riusciamo, credo che quest’anno una medaglia possiamo giocarcela”. L’appuntamento è quello dell’Europeo di settembre, con la finale a Milano.
IL SOGNO PIÙ GRANDE – In fondo a ogni ambizione c’è un tetto, e il suo coincide con quello del mondo. “Suonerà un po’ banale, ma il mio obiettivo è sempre stato diventare il miglior opposto del mondo, o almeno uno dei migliori”. Non è la vanità di un ragazzo, è la bussola di una carriera intera. “Ci lavoro ogni giorno, con la tecnica, con l’atteggiamento, con l’energia. Non so se ci arriverò mai, ma mi piace essere ambizioso. E se anche dovessi restare un po’ corto, alla fine sarò comunque un buon giocatore”. Poi c’è l’altra faccia dell’equilibrio, quella che tiene insieme la testa lontano da casa: gli amici d’infanzia, quelli conosciuti online, che con il volley non c’entrano nulla e proprio per questo diventano un rifugio. E i compagni con cui il legame è rimasto, da Maar e Visić dei tempi di Monza fino alle persone incontrate in Francia. “Loro credono in me, e quando gli altri credono in te diventa più facile credere anche tu in te stesso”.
Ma in fondo, qual è il trofeo che Mujanovic sogna di alzare al cielo? “Oggi se dovessi scegliere tra vincere con la mia Nazionale o con il club sceglierei la prima. Non ho avuto la fortuna di restare per più di un anno in una squadra, ma ora a Modena sarà diverso. Ho un contratto pluriennale, e se fra qualche anno mi chiederanno una domanda simile, la mia risposta potrebbe cambiare”.
