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Pallavolo LeNostreInterviste – Serena Ortolani è stata il collante, il punto di riferimento, la spalla su cui sfogarsi e quando serviva la mano calda

(Laerte Salvini per iVolleymagazine.it) Essere famiglia, dentro e fuori dal campo. Essere collante, punto di riferimento, spalla su cui sfogarsi e, quando serve, mano calda nei momenti che contano. Serena Ortolani è stata questo e molto altro per San Giovanni. Non solo in questa stagione, ma in un percorso che la vede parte integrante del progetto da anni. Nell’annata più delicata, quella della conferma in A1, ha saputo interpretare anche un ruolo diverso, spesso lontano dai riflettori, ma centrale nell’economia del gruppo.

La salvezza non era scontata. Il cammino di una neopromossa, per definizione, è accidentato. Eppure San Giovanni ha saputo ribaltare un’andata complicata con un girone di ritorno di alto livello, fatto di autorità, coesione e maturità. Ortolani si racconta, tra difficoltà iniziali, crescita collettiva e il valore di un ambiente che ha saputo reggere l’urto.

SALITE – “Assolutamente sì, le difficoltà ci sono state”, ammette Ortolani ripercorrendo le tappe della stagione. “Secondo me è partito un po’ tutto dal programma: abbiamo iniziato subito contro tante big, con anche diversi turni infrasettimanali. Prendere sconfitte a destra e a manca due volte a settimana è stato tosto”. Un calendario così compresso ha avuto un impatto anche sulla fiducia: “Quando parti in quel modo non è positivo. Non riuscivi a fare il tuo gioco, anche perché siamo molte nuove: un gruppo nuovo ha bisogno di tempo per costruire ritmo e alchimia”. Poi è arrivato il momento delle gare alla portata, ma con un peso specifico enorme: “Ci siamo trovate a dire che dovevamo fare più punti possibili. L’ansia del dover fare, più che la voglia di costruire, ci ha penalizzato. A Macerata, per esempio, dovevamo, dovevamo, dovevamo… e abbiamo fatto una partitaccia”.

LA SVOLTA – Il cambio di passo è arrivato nel girone di ritorno, con una consapevolezza diversa. “Sapevamo cosa ci aspettava. Ci siamo dette che nella prima parte dovevamo creare il gruppo, poi nelle ultime partite fare più punti possibili. Ci siamo messe lì con calma e ci abbiamo creduto. È stata questa la differenza”. La chiave, secondo Ortolani, è stata la compattezza: “Non ci siamo mai disunite. In queste situazioni, quando inizia ad andare male, si inizia a parlare male. Invece siamo rimaste positive, unite, a lavorare ogni giorno. Anche quando io non riuscivo a fare bene, il giorno dopo mi presentavo in palestra col sorriso. È la mia filosofia e andrà avanti fino alla fine”. Determinante anche la guida tecnica: “Massimo (Bellano ndr) ci ha sempre creduto e ci ha stimolate. È stato fondamentale”.

UNITE – L’unità del gruppo è stata evidente anche dall’esterno. “Quest’anno era difficile”, sottolinea Ortolani, “perché siamo tante giocatrici dello stesso livello. Il giocare o non giocare può creare tensioni. Invece siamo state brave. In un periodo giocavano sempre le stesse, quello in cui abbiamo vinto di più, e chi era fuori è stato bravissimo a non creare zizzanie. È stato bello”. Alla richiesta di descrivere la squadra con un aggettivo, non ha dubbi: “Giovane, ma molto combattente, ostinata. È stato questo a farci restare unite con la voglia di crederci fino alla fine, perché noi dovevamo salvarci”.

ZHUANG – Determinante anche l’innesto di Zhuang in corso d’opera. “Tantissimo. Oltre alla persona splendida che è, ci ha dato equilibrio, soprattutto dopo l’infortunio di Piovesan. È una forza della natura, penso sia solo l’inizio della sua carriera”. Non sono mancate, però, le aspettative generate dall’entusiasmo post-promozione. “Sicuramente le aspettative ci hanno un po’ tagliato le ali quando all’inizio abbiamo visto che non funzionava benissimo. Non ci ha aiutato nel primo periodo, ma poi abbiamo ripreso fiducia in quello che eravamo”.