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Pallavolo LeNostreInterviste – Marta Bechis: l’architetto silenzioso che ha risposto sempre presente

(Laerte Salvini per iVolleymagazine.it) C’era una Marta che scopriva il mondo tra Carmagnola e Novara, prima che il volley diventasse un’industria. Dieci anni fa Firenze l’aveva accolta al Bisonte, poi sono arrivati i successi, l’abbaglio dorato di Roma (double in A2, playoff e salvezza la stagione successiva) e persino l’America, come in quei romanzi dove si scappa per ritrovarsi. Ma il tempo, si sa, ama i ritorni: ed eccola di nuovo in Toscana, in quella terra che le somiglia perché fatta di geometrie millimetriche, ma capaci di improvvisi guizzi creativi. Stavolta la maglia è quella della Savino Del Bene, il ruolo, quello di vice Ognjenovic. Ruolo che la Bechis ha fatto con la precisione di un orologiaio, risultando spesso decisiva nelle economie della stagione delle ragazze di coach Gaspari. Oggi che Scandicci si prepara a sfidare l’Europa da campionessa del mondo, lei resta l’architetto silenzioso che ha risposto presente. Qualcuno diceva che il meglio fosse passato; lei ha risposto disegnando traiettorie che non invecchiano mai.

IL RITRATTO DEL TEMPO – La stagione dei club è breve, ma in pochi mesi non finisce mai di scorrere, un nastro che si avvolge e si svolge. Il bilancio di oggi per Scandicci è un mosaico di consapevolezze, sospeso tra quello che è stato (un oro al Mondiale) e quello che deve ancora essere: “Sono assolutamente soddisfatta. È stata una stagione lunga, vissuta in piena attività. Anche se non possiamo ancora tirare le somme definitive, i risultati parlano per noi, a partire dallo straordinario traguardo del Mondiale per Club. Forse ci sarebbe piaciuto arrivare in finale Scudetto, ma a quegli appuntamenti siamo arrivate un po’ tirate. Resta la consapevolezza di aver ottenuto qualcosa che pochi riescono anche solo a giocare”.

L’OMBRA DEL MONDO – Esistono momenti in cui il soffitto della propria ambizione diventa il tetto del mondo. In un’Italia della schiacciata che ha avuto in Conegliano la forza per lasciare agli altri solo le briciole, Scandicci ha scelto di sedersi al tavolo dei giganti. Per Marta non è stata una sorpresa: “Io sulla vittoria al Mondiale ci credevo fin dall’inizio. Quando ho saputo della qualificazione, l’avevo quasi pronosticata come una scommessa: sapevo che era un obiettivo complesso ma fattibile. Viverlo è stato emozionante, anche grazie al calore dei tifosi, accorsi grazie al supporto della Savino che ci ha permesso di poter contare sui nostri sostenitori. Per me era il primo Mondiale per Club; vincerlo regala una soddisfazione immensa, sia a livello personale che per una società che cerca costantemente di migliorarsi”.

GEOMETRIE D’EUROPA – Cambiano le latitudini, cambiano le lingue, ma la palla ha sempre lo stesso peso, anche se rimbalza in modo diverso. Il viaggio verso la Final Four è una questione di stili che si scontrano, di culture che si guardano negli occhi attraverso una rete. È la Champions, dove il dettaglio, a velocità elevate, pesa: “Affrontando Conegliano in finale mondiale non abbiamo sentito lo stacco stilistico, quanto la pressione di un derby italiano. Ma è vero che ogni cultura ha il suo gioco. In Europa ci confrontiamo spesso con le squadre turche, di cui ormai conosciamo bene lo stile. La Final Four di Champions sarà una sfida di valore inestimabile; ci stiamo già preparando con obiettivi ben focalizzati sulla prima partita con l’Eczacibasi”.

IL SILENZIO DELL’ARCHITETTO – Il palleggiatore è per definizione un mestiere di sottrazione. Bisogna sparire per far apparire gli altri. Bechis ha inciso come doppio cambio, ha messo in ordine la squadra quando serviva, e con Ognjenovic out, ha portato la sua grinta. L’arte di farsi trovare pronti quando il sipario si alza all’improvviso: “Non ci sono segreti per fare bene nel mio ruolo, c’è solo una grande professionalità. Serve costanza, l’accettazione della situazione e la capacità di farsi trovare pronti allenandosi sempre al massimo. Mi fa piacere che venga notata la difficoltà di questo ruolo: siamo chiamate a dare il cento per cento esattamente nel momento in cui serve. È una questione di equilibrio tra obiettivi personali e bene comune. Per fare bene bisogna approcciare al massimo ogni allenamento. Nel lavoro quotidiano si trovano gli equilibri per non subire queste situazioni”.

BUSSOLA – Alla fine, restano le persone. Restano le ore passate sul Taraflex. Il futuro ha un ritmo brasiliano, inutile nascondere i rumors, ma il presente fiorentino offre lo spunto per fare un bilancio di cosa è stato: “Ogni stagione mi arricchisce. Da osservatrice quale sono sempre stata, ho cercato di rubare con l’occhio ogni dettaglio per continuare a crescere. Sul futuro si dicono tante cose, ma il legame con Scandicci resta forte. Ho sposato questa causa pensando a costruire qualcosa qui a lungo termine. C’è stima reciproca; se le strade dovessero dividersi non sarà per mancanza di fiducia, ma per dinamiche che vanno oltre il campo. Rimane la soddisfazione per quello che ci siamo dati in questo splendido viaggio”.