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Pallavolo LeNostreInterviste – Giorgia Amoruso e l’amore (azzurro) ritrovato

(Laerte Salvini per iVolleymagazine.it) Un po’ come nelle storie d’amore più appassionanti, Amoruso e l’azzurro si sono ritrovati a distanza di due anni. Una pausa di riflessione per la nativa di Segrate, uno stop che ha finito per sancire la definitiva consacrazione della possente schiacciatrice classe 2006. Ora, dopo aver trascinato da miglior realizzatrice la sua Brescia in A1 – con quei 590 punti che nei playoff promozione le sono valsi il doppio scettro di top spiker e top blocker – Giorgia vuole spingere sempre più in alto l’Italia di coach Gagliardi negli Europei olandesi Under 22. Un gruppo che di silenzioso non ha nulla: le ragazze che nell’agosto del 2025 hanno riportato l’Italia sul tetto del mondo Under 21, a Surabaya, in una finale piena di sudore e cardiopalma contro il Giappone. Ora quel nucleo si è traslato di categoria, ha aggiunto qualche innesto, e all’Aia dal 7 al 12 luglio prova a scrivere un altro capitolo.

IL RITORNO E LE FACCE AMICHE – Per Amoruso si tratta di un ritorno e una sfida allo stesso tempo. C’è la partenza per l’Olanda ormai a un passo e c’è la sensazione di chi conosce già la stanza in cui entrerà: “La sto vivendo bene. Le compagne le conoscevo già, l’allenatore anche. Adesso siamo agli sgoccioli perché domenica partiamo per l’Olanda e poi il 7 iniziamo l’Europeo. Non vedo l’ora, anche perché arriviamo da una preparazione di due mesi: è arrivato il momento e sono contenta”. La familiarità, in una competizione breve, non è un vezzo ma un vantaggio pratico: “Fa tanto, come in ogni competizione. È fondamentale ritrovarsi con le compagne per la comunicazione, ma anche a livello di gioco. Questo rende tutto più facile e sicuramente più divertente”.

IL PESO DELLA PROMOZIONE – Mentre altre staccavano, lei impilava scatoloni di responsabilità sul parquet di Brescia. Una settimana di respiro tra la fine del suo campionato e il primo raduno azzurro: una compressione del tempo che ad altre avrebbe fatto paura, e che invece per Giorgia è diventata benzina: “A livello fisico ha aiutato tanto, perché ho avuto una sola settimana di pausa tra la fine del mio campionato e l’inizio degli allenamenti in nazionale. A livello mentale e psicologico, all’inizio ho faticato un po’: è stato un anno lungo, difficile, che poi si è chiuso benissimo. Ritrovarsi subito in un contesto importante come quello azzurro non è stato semplice, ma mi sono riabituata in fretta”. Gagliardi, per parte sua, non pretende miracoli, ma la moneta di sempre: “Mi chiedono impegno in ogni cosa che faccio, come credo sia normale. Devo dire che sono anche molto soddisfatti di come mi sono allenata in questi mesi”.

LA METAMORFOSI – Due anni sembrano poca cosa nel calendario, moltissima nella biografia di una ventenne. L’ultima competizione azzurra risale al 2024, quando in canotta c’era ancora una ragazza in cerca del proprio posto in classe. Oggi lo specchio le restituisce un’altra immagine: “Mi sento completamente cambiata rispetto a due anni fa. Credo di essere cresciuta tanto, sia a livello tecnico sia a livello mentale, nel modo di stare in campo”. Un cambiamento che ha un percorso preciso, quasi cartografabile: “È partito già dall’anno scorso a Lecco, dove all’inizio ero una riserva e poi, allenandomi e crescendo, mi sono ripresa il posto da titolare. Ma il salto più grande l’ho fatto quest’anno, grazie agli allenatori per come mi hanno fatto lavorare, e grazie alle compagne. All’inizio a Brescia mi sentivo piccola rispetto alle giocatrici che c’erano, poi loro stesse mi hanno aiutato a capire che ero al loro livello, che non c’era differenza. Quella sicurezza che sono riuscita a darmi mi ha permesso di crescere”.
IL QUOTIDIANO CHE SALVA – Nel calendario compresso delle ragazze di Gagliardi si sono aperti piccoli spiragli d’ossigeno, due o tre giorni tra un collegiale e l’altro: la geografia degli affetti diventa parte integrante della preparazione: “È un metodo di lavoro che hanno inserito negli ultimi due anni. Quei tre giorni ci permettevano di tornare dalla famiglia, dagli amici, di andare al mare, di staccare davvero. E io ammetto che sono riuscita a staccare completamente, per poi ritornare più carica per gli allenamenti”.

L’ORGOGLIO DELLA MAGLIA – Facile scegliere cosa sia più gratificante del viaggio azzurro: “Sicuramente il pensiero di rappresentare il Paese. Ma la maglia ti dà anche una sicurezza e un’autostima in più, perché in fondo è il sogno di ogni ragazza, di ogni bambina, e tu ci sei arrivata. È una cosa che ti riempie di orgoglio”. Il futuro, per chi ha appena firmato il rinnovo con Brescia e si prepara al battesimo in A1, ha la forma di un cammino da percorrere un passo alla volta, senza scorciatoie. La domanda sulla nazionale maggiore è inevitabile: “Il mio obiettivo è arrivare in nazionale maggiore con calma, un passo alla volta, e vediamo. Adesso mi aspetta il primo anno in A1, che sicuramente mi cambierà ancora molto come giocatrice, perché il livello tra A1 e A2 è diverso. Vediamo”. Intanto, in Olanda, c’è un Europeo da giocare. E se le storie d’amore più belle sono quelle dei ritorni, questa di Giorgia con l’azzurro ha tutta l’aria di essere appena ricominciata.