Pallavolo LeNostreInterviste – Melissa Martinelli, il tempo dei sogni realizzati: la maternità e il ritorno a Roma
(Laerte Salvini per iVolleymagazine.it) Nel nome della famiglia, ma anche di un sogno che non aveva mai davvero smesso di chiamarla. Melissa Martinelli torna a Roma, torna in A2, torna dove tutto per lei ha un peso diverso. La Capitale oltre la squadra: casa, famiglia, e luogo in cui ha scelto di rimettersi in gioco. E stavolta con una compagna di viaggio speciale, Manila, sua figlia: “È sempre stato il mio sogno da bambina tornare a giocare in Serie A a Roma”. Lo dice con la naturalezza di chi quel desiderio lo ha tenuto lì, in un angolo, anche quando la pallavolo sembrava aver preso un’altra strada. L’anno scorso era ripartita dalla Serie B nel piacentino, quasi per capire se quella parte di sé che aveva sempre giocato potesse ancora trovare spazio. Poi è arrivata la proposta di Roma. E la risposta, racconta, era già arrivata prima ancora di conoscere tutti i dettagli del progetto giallorosso: sì. Perchè quando Roma chiama, è dura declinare.
IL TEMPO DELLA FAMIGLIA – La parte più difficile? Far convivere tutto, dice lei, che a Genzano di Roma è nata, prima di vivere stagioni vincenti in A2, fino alla gioia della massima serie. Ma anche qui Roma ha dato una mano. “Io e mio marito eravamo soli a Piacenza, non avevamo nessuna famiglia vicino. Avere i miei genitori qui è importantissimo, perché ci danno una grande mano. Mia figlia inizierà il nido, quindi per noi sarà molto più semplice organizzarci”. E poi ci sono le compagne, molte giovani, alle quali Martinelli vuole lasciare qualcosa. “Mi piacerebbe trasmettere la disponibilità, la serenità e la voglia di vincere che ho. Sono una ragazza molto energetica, vivace e carica. Lo trasmetto molto in campo. Cercherò di spronarle e portare anche la mia esperienza. Ma quest’anno voglio proprio giocare e divertirmi, oltre che vincere ovviamente”. La Serie B, intanto, le aveva restituito un tempo diverso. “Mi sono goduta mia figlia mattina e pomeriggio a casa e la sera andavo ad allenarmi. La Serie A invece è proprio un vero lavoro: mattina e pomeriggio sei in campo, sei sempre fuori con le ragazze”. Tornare significa quindi cambiare ritmo, fisico, quotidianità. “Ci sono il doppio degli allenamenti, bisogna fare prevenzione. Cambiano la velocità della palla e la forza fisica”.
ARTEFICI DEL PROPRIO DESTINO – Ma se il ritorno in campo è arrivato, è anche e soprattutto perché il sogno non era finito. “Avevo messo in conto di smettere per dedicarmi alla mia famiglia e iniziare un percorso lavorativo. Io invece, essendo stata sempre un’atleta e anche studentessa, ho probabilmente nel sangue questa ambizione di puntare sempre in alto”. Guarda a Vanessa Ferrari, a Tamberi, a chi ha continuato a crederci quando sarebbe stato più facile fermarsi. “Siamo noi gli artefici del nostro destino. Siamo noi a scrivere la nostra storia. Nessuno mi ha mai detto che a 30 anni sia finito uno sport. C’è chi continua e può vincere anche a 35 anni. Quindi, se posso, perché non dovrei?”
ESPERIENZA – E poi ci sono le compagne, tante giovani, alle quali Martinelli vuole lasciare qualcosa. “Mi piacerebbe trasmettere la disponibilità, la serenità e la voglia di vincere che ho. Sono una ragazza molto energica, sono carica, e questa energia la trasmetto molto in campo”. Non soltanto esperienza tecnica, dunque, ma anche un modo di stare dentro la squadra: “Quando si arriva a una consapevolezza dei propri mezzi è importante donare quello che una persona ha appreso, sia tecnicamente sia mentalmente, alle proprie compagne. Mi piacerebbe essere disponibile per loro”. E poi una cosa che per lei conta quanto tutto il resto: “Quest’anno voglio proprio giocare e divertirmi, oltre che vincere ovviamente”.
GODERSI IL VIAGGIO – A Roma l’ambizione resta altissima. “Se non punti a vincere non ha senso. Però qui mi hanno insegnato che è bello anche godersi il viaggio. Se te lo godi con serenità, energia, entusiasmo e positività, riesci secondo me ad arrivare all’obiettivo che hai”. E lei, centrale solido sulla quale la difesa delle Wolves potrà contare nel momento del bisogno, un obiettivo personale ce l’ha: “Ho fatto dei record negli anni precedenti, più di 115 muri a stagione. Mi piacerebbe poter sfiorare quei record, perché no. Ma non lo faccio solo per me: voglio mettere tutta la mia esperienza a disposizione della squadra”.
Manila, Roma, la pallavolo. Tre pezzi della stessa storia. Una storia che Martinelli non ha nessuna intenzione di considerare finita.

