Pallavolo LeNostreInterviste – Dragan Stankovic: “Finché ho il fisico e la testa per giocare, giocherò”
(Laerte Salvini per iVolleymagazine.it) La bacheca parla per lui. E parla di una carriera nella quale Dragan Stankovic ha sbagliato poco o nulla. Trofei, stagioni ai vertici della pallavolo italiana tra Lube e Modena su tutte, e una maglia della Serbia indossata per una vita sportiva. Per questo la macchia della retrocessione con Grottazzolina non poteva essere il suo epilogo. Il centrale serbo ha scelto di ripartire proprio dal gruppo di Ortenzi e da quelle Marche che considera una “seconda casa”, con la nuova veste di capitano e una motivazione intatta.
UNA RIPARTENZA DOPO LO STOP – La scorsa stagione è stata diversa da tutte le altre. Dopo la retrocessione, Stankovic si è preso sei mesi lontano dalla pallavolo, senza allenamenti e senza salti, per ripartire più forte, sempre con Grottazzolina. “Dopo un’annata non molto bella, una annata particolare anche per me, poi dopo sei mesi di stop, senza allenamenti, senza salti, senza pallavolo, posso dire sinceramente che era stata abbastanza dura, soprattutto la prima settimana”. Poi, però, è arrivato il gruppo. “Abbiamo un gruppo buono, che ha tanta voglia di lavorare, di competere, di migliorare, quindi ci stiamo divertendo sia in campo che fuori campo fino adesso”.
CAPITANO – Quest’anno c’è anche la responsabilità di essere capitano. Un ruolo che Stankovic conosce. “Sicuramente è una cosa bella, una cosa anche con tanta responsabilità, però come ho detto anche in un paio di interviste prima, non è la prima volta che lo faccio e sono pronto a qualsiasi esigenza”. La sua idea di leadership, però, va oltre la fascia. “Quello che a me piacerebbe fare è che ognuno di noi, ogni giocatore che si allena, che entra al palazzetto, faccia il capitano di se stesso, arrivi con voglia di lavorare, anche pronto a soffrire”. Perché le difficoltà arriveranno, in allenamento come in partita. “Io sì sono capitano con la fascia, con una righetta sotto il numero, però io vorrei che ognuno di noi, ognuno di loro lo faccia per se stesso e così in questo modo migliora tutta la squadra”.
LE MARCHE, UNA SECONDA CASA – C’è un legame che va oltre la pallavolo. Stankovic vive le Marche da quindici anni, tra Macerata, Civitanova e ora Grottazzolina. “Sicuramente la regione che è la seconda casa per me”. Dal 2010 è diventata una parte importante della sua vita. “Prima Macerata, poi Civitanova, la famiglia era sempre stata a Civitanova, io ho fatto esperienze a Piacenza e Modena, poi sono tornato a Grottazzolina apposta per stare con la famiglia e stare ancora da queste parti”. È anche per questo che, dopo quanto accaduto, ha scelto di restare. “Quello che è successo l’anno scorso è sicuramente un brutto episodio e non potevo dare la mia disponibilità di rimanere un altro anno e provare a fare qualcosa in più”.
LA LEZIONE DELLA RETROCESSIONE – Una retrocessione non era mai entrata nella sua storia. Nemmeno in quella di Grottazzolina, abituata negli anni precedenti a conquistare promozioni o confermarsi nella categoria. “Sicuramente non ero mai in una situazione come quella dell’anno scorso e sicuramente non era semplice né per me né per loro”. Quella stagione ha lasciato una lezione precisa: il valore sulla carta non basta. “Al di là di quale squadra abbiamo e come siamo sulla carta, dobbiamo esserlo doppio in campo”. E soprattutto bisogna partire forte. “Non basta fare una squadra buona sulla carta e dire noi con questa squadra ci divertiremo e faremo tanto, è importante lavorare, lavorare duro soprattutto la prima parte del campionato”. L’errore dell’anno scorso è stato anche quello di trovarsi subito a inseguire: “Avevamo la prima parte con tre scontri diretti nelle prime cinque gare, l’abbiamo giocata male”. La ricetta per il nuovo capitolo è semplice: “Essere pronti in qualsiasi momento e lavorare duro durante tutto l’anno”.
UNA PALLAVOLO PIÙ VELOCE E FISICA – In diciassette stagioni di Superlega Stankovic ha attraversato una trasformazione profonda del gioco. “Sicuramente è cambiata da quando ho iniziato io fino adesso, sicuramente è più veloce, è diventata più fisica, si dipende tantissimo dalla battuta”. Un’evoluzione che rende il volley più competitivo. “Lo stiamo vedendo anche adesso agli Europei, che non ci sono più queste squadre quattro, cinque, sei in Europa che giocano solo loro e gli altri sono lì per fare il numero”. Ma non tutto convince il centrale serbo. Le nuove regole lo lasciano perplesso: “Ci sono alcune cose che a me particolarmente non piacciono, sono adesso le nuove regole che voglio vedere proprio perché non sono ancora sicuro come le inseriscono”. E poi c’è il calendario internazionale. “La competizione mondiale o europea durante l’anno, durante il campionato, cioè novembre, dicembre, che per me, o posso dire anche per tutti i giocatori, è una follia”.
GLI OCCHI SULLA SERBIA – La sua nazionale continua a essere un punto di riferimento. Stankovic osserva la crescita del movimento serbo, pur vedendo ancora qualcosa che manca ai giovani. “Erano ancora giovani, ci voleva il tempo per migliorare, per crescere”. In alcune partite intravede un blocco che impedisce alla squadra di esprimersi con continuità: “Tante partite dove giocano 2-0 sotto poi vincono 3-2, quindi sono le partite o i momenti che vedi che c’è qualcosa interno”. Non ha ancora parlato con i giocatori. “Non mi piace disturbarli durante le competizioni”. Ma un segnale positivo lo vede: “Rispetto all’anno scorso, la VNL dell’anno scorso e quest’anno hanno fatto un passo avanti”. Ora serve soprattutto fiducia: “Devono solo credere in sé stessi, continuare a lavorare, fare meglio i prossimi anni e provare a qualificarsi per i Giochi Olimpici che per loro è sicuramente un obiettivo primario”.
IL DEBITO DELL’ANNO SCORSO – Con 17 stagioni di Superlega alle spalle, cosa spinge ancora Stankovic in palestra? La risposta è essenziale. “Mi piace giocare, mi piace competere, ho ancora tanta voglia di andare in palestra anche la mattina e sudare e migliorare”. Poi arriva la frase che spiega questa nuova partenza: “Il debito dell’anno scorso mi ha spinto ad andare avanti”.
FINCHÉ CI SARÀ LA VOGLIA – Non ci sono scadenze fissate. Solo una condizione: “Finché ho il fisico e la testa per giocare, giocherò. Quando non ci sarà uno dei due, allora mi metto da parte e farò qualcos’altro”. Per ora, però, entrambi sono ancora lì. E Stankovic ha scelto di ripartire dalle Marche, dalla sua seconda casa, con la fascia di capitano e una stagione davanti. La retrocessione è stata una pagina difficile. La sua storia, quella raccontata dalla bacheca, è ancora tutta da scrivere.

