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Pallavolo Serbia – Il tributo di Simone Giannelli e l’immortalità sportiva di Maja Ognjenović

Nel firmamento del volley mondiale, esistono momenti che trascendono la cronaca sportiva per diventare pura letteratura agonistica. Uno di questi è avvenuto recentemente, quando Simone Giannelli, considerato da molti il miglior palleggiatore del pianeta, ha voluto rendere omaggio a Maja Ognjenović, definendola un modello assoluto di eccellenza e longevità. Un complimento che non è passato inosservato e che la capitana della nazionale serba ha accolto con una commozione rara per un’atleta della sua esperienza: «Le parole di Simone mi hanno toccato profondamente», ha ammesso Maja. «Quando un campione del suo calibro, un giocatore che ammiro immensamente per la sua intelligenza tattica e la sua leadership, si esprime in questo modo, capisci che il rispetto reciproco è il trofeo più prezioso che questo sport possa regalare». Questo incrocio di stima tra i due registi più iconici del volley moderno fa da sfondo a una riflessione più ampia sul futuro della Serbia e sulla filosofia di vita di una giocatrice che sembra aver sconfitto il tempo.

Maja Ognjenović è tornata a parlare della sua carriera e dei prossimi obiettivi con la lucidità di chi sa che la carta d’identità è solo un dettaglio burocratico. Per lei, la vita non si misura negli anni che passano, ma nella qualità delle sensazioni che si provano sul campo e fuori. Dopo la delusione olimpica di Parigi, dove la Serbia non è riuscita a salire sul podio, molti si aspettavano un addio definitivo. Eppure, il legame tra la palleggiatrice e la sua maglia nazionale rimane indissolubile. La Ognjenović sottolinea come il suo ritorno in campo non sia dettato da un’ossessione per i record, ma da un fuoco interiore che non accenna a spegnersi. La sua presenza è una garanzia di stabilità per un gruppo che sta attraversando una fase di transizione, ma che non può prescindere dalla sua guida carismatica.

Tuttavia, con la consueta schiettezza che l’ha sempre contraddistinta, Maja ha analizzato gli equilibri interni della nazionale serba, lanciando un messaggio chiaro sulla gerarchia tecnica della squadra. Nonostante la Serbia sia una fucina inesauribile di talenti, esiste una verità che per la capitana è incontrovertibile: «La Serbia può fare a meno di chiunque, tranne che di Tijana Bošković». Secondo la Ognjenović, la fuoriclasse mancina rappresenta l’unico elemento davvero insostituibile, il perno attorno al quale deve ruotare ogni progetto tecnico presente e futuro. Senza Tijana, la nazionale perderebbe non solo la sua principale bocca di fuoco, ma anche quella sicurezza psicologica che permette alle compagne di giocare con maggiore libertà.

L’intervista si chiude con uno sguardo rivolto ai prossimi impegni internazionali, con la consapevolezza che il percorso verso i prossimi traguardi sarà in salita. La Serbia sta vivendo un ricambio generazionale necessario, ma l’integrazione tra le giovani promesse e la “vecchia guardia” rappresentata da Maja sarà la chiave del successo. La capitana si dice pronta a fare da chioccia, a trasmettere quella mentalità vincente che ha portato il volley serbo sul tetto del mondo. La sfida è aperta: finché le sensazioni saranno quelle giuste e finché campioni come Giannelli continueranno a guardarla con ammirazione, il regno di Maja Ognjenović non conoscerà tramonto. Il volley mondiale ringrazia, sapendo di poter ammirare ancora per un po’ le mani fatate di una leggenda che continua a scrivere la storia, set dopo set, con l’eleganza di chi non ha mai smesso di sentirsi giovane.