Pallavolo LeNostreInterviste – Anna Adelusi: “Questa esperienza in Turchia mi ha dato solo aspetti positivi”
(Laerte Salvini per iVolleymagazine.it) Anna Adelusi non è ancora la campionessa da copertina, ma è già il racconto vivente di chi ha avuto il coraggio di cambiare. Pensare che, dopotutto, fuori dalla zona comfort si respira un’aria nuova. L’ultimo atto in Italia quasi un anno fa, la gioia della Challenge Cup alzata al cielo, e l’amarezza di una retrocessione nell’esperienza capitolina. Poi la storia l’ha vista abbracciare un nuovo capitolo, quello turco. THY nella prima parte, Besiktas nella seconda. Un viaggio vicino al Bosforo per scoprire una nuova parte di sé.
NUOVO RUOLO – Dall’Italia alla Turchia, cambiano i luoghi ma soprattutto le responsabilità in campo. Un cambio di prospettiva che pesa sulla mente prima ancora che sulle braccia. “È stata un’avventura strana, ma secondo me necessaria,” racconta Adelusi. “Giocare all’estero era uno dei miei sogni più grandi. In Italia siamo nel campionato più forte al mondo, ma volevo provare a mettermi nei panni della straniera di turno. Volevo sentire quella forza di cambiamento.” È una questione di lingua, di solitudine condivisa. “Fino alla sera parli una lingua che non è la tua, non è quella materna. È diverso. Ma ho avuto la fortuna di trovare compagne che oggi sono amiche, ragazze esperte che mi hanno accolto. Soprattutto con le altre straniere ci capivamo: stare unite ha reso il percorso meno ripido”.
IL CONFLITTO INTERIORE – Ma lo sport non è solo integrazione, è prestazione. Se manca, tutto si complica. “Se parliamo dal punto di vista pallavolistico, non è stata la mia stagione preferita. Non mi sono espressa bene. Non mi sento di dare la colpa all’ambiente, credo partisse da me. Probabilmente non ho affrontato il cambiamento nella maniera in cui pensavo.”. Anna poi prosegue: “Io pretendo sempre il massimo da me stessa. Non trovare la chiave subito mi dava un nervoso incredibile. Mi condizionava. Mi dicevano: ‘Anna, nessuno ti mette pressione’, ma io volevo di più. Volevo dimostrare cosa l’Italia fosse capace di fare.”
L’INCUBO E LO SWITCH – C’è un passaggio profondo nel suo viaggio, quel momento in cui la paura di fallire diventa una profezia che si autoavvera. “Mi ero fatta condizionare dal pensiero degli altri, da quello che avrebbero potuto pensare di me. Alla fine ti trasformi nel tuo incubo: quando temi troppo una cosa, poi succede.” Eppure, è proprio nel fondo di quel tunnel che Anna ha trovato la luce. “Quando ho fatto lo ‘switch’ mentale, mi sono data una calmata. Ho scoperto una parte di me che non conoscevo. Nonostante tutta la stanchezza accumulata, sul finale mi sono ritrovata. Ho arricchito il mio gioco perché ho avuto vedute differenti. La perseveranza di non mollare ai primi ostacoli mi ha dato una forza che non sapevo di avere. Ho trasformato una situazione negativa in qualcosa di positivo.”
IL RUGGITO DEL BOSFORO – Poi c’è l’atmosfera. Quella Turchia dove il volley è una religione laica ereditata dagli stadi di calcio. Proprio in virtù di ciò, Adelusi ha visto due facce della stessa medaglia. Al THY il silenzio, al Besiktas l’inferno: “Questo mi ha spiazzata. Al Besiktas era guerra, i tifosi impazziti. Portano la gente dallo stadio: non tifano tanto per la pallavolo, tifano per la squadra. Seguono tutto, si parte dal calcio, fino al basket e quindi la pallavolo. Avere un tifo così ti sprona, sono come compagni di squadra che gridano per te.” Anna parla di “bolla”, di isolamento necessario per non farsi travolgere dai fischi, ma ammette che quel calore le è servito, proprio come quello di Roma. “Sentire che qualcuno lotta per te fa tanto. Anche a Roma, nonostante la retrocessione, il Branco era lì a urlare fino all’ultimo punto. In Turchia è lo stesso: anche dopo le sconfitte, sono i primi a incitarti.”
ORIZZONTI APERTI – Il viaggio di Adelusi non finisce con un volo di ritorno definitivo. Il cambio di squadra in corsa, tra mille difficoltà gestionali e l’esigenza di provare qualcosa di nuovo, è stato l’ultimo atto di una trasformazione. “Non avrei voluto cambiare a metà stagione, se mi metto in testa una cosa voglio portarla alla fine. Ma era una scelta necessaria.” – racconta oggi. Il futuro è da scrivere, ma un bilancio del primo anno estero si può già tracciare: “In Turchia mi sono trovata super bene. Mi piace stare in giro, scoprire cose nuove. Non escludo un ritorno o un’altra avventura. L’Italia mi piace tantissimo, non cerco di scappare, ma questa esperienza mi ha dato solo aspetti positivi. Non vedo perché non ricominciare domani.”
Foto: x.com/Voleybol_Bjk


