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Pallavolo LeNostreInterviste – Marco Bonitta un “maestro” per tutte le occasioni

(Laerte Salvini per iVolleymagazine.it) Marco Bonitta ha scritto tante belle pagine del volley italiano e internazionale, saltando dalle panchine maschili a quelle femminiii, Vincendo titoli come il Mondiale 2002 con le azzurre, inseguendo promozioni, soprattutto scoprendo e lanciando talenti. Negli ultimi 12 mesi dopo aver lavorato negli States nella prima stagione della LOVB, aver fatto una capatina in Africa per andare al Mondiale nelle Filippine con l’Egitto, ha salvato Fano in serie A2 e con la squadra marchigiana tornerà in lizza nel campionato cadetto 2026-27.

OBIETTIVI – Bonitta, arrivato in corsa in questa stagione, non si pone limiti: “Le basi sono molto chiare, su un’unica parola: il miglioramento. Vogliamo migliorare insieme il risultato sportivo, andare oltre a quella che è una salvezza che negli ultimi due anni è stata conquistata. Vogliamo crescere insieme come società per essere pronti nel momento in cui si possano verificare delle situazioni importanti, magari non quest’anno, magari nei prossimi anni. E soprattutto far divertire un po’ il pubblico di Fano, che è molto esigente, molto competente. A Fano si respira pallavolo in ogni angolo, un po’ come nella mia Ravenna”.

CULLARE IL TALENTO – Tra i suoi ultimi lanci, Alessandro Bovolenta. Ma Bonitta allarga subito il ragionamento: “Quando hai dei giocatori giovani che sentono di avere qualcosa dentro, è ancora più semplice, perché ti offrono una disponibilità totale, una voglia di imparare, di succhiare cose importanti.” La ricetta, però, non si ferma alla disponibilità: “Il talento va sviluppato all’interno di continui inviti, sempre più vari e sempre più importanti da risolvere. Inviti casuali, ma anche manipolati tra virgolette da noi allenatori, per creare situazioni che solo il loro talento può risolvere. La pallavolo di alto livello è tanto su questo: la famosa tecnica analitica, la ripetizione di un gesto tecnico, non può riproporre situazioni sempre diverse”.
Nel caso di Ravenna, non è stato solo Bovolenta: “Come nel caso di Mattia Orioli e Filippo Mancini, è coincisa l’esplosione di questi tre ragazzi molto giovani. L’occasione di giocare titolari in A2 non gliela aveva data nessuno, ancora. E l’hanno sfruttata al massimo. E due di loro adesso sono nel gruppone di Fefè De Giorgi, quindi la soddisfazione è tanta”.

DUALISMI – Bonitta è uno dei pochi coach ad aver inciso ad altissimi livelli tanto nel maschile quanto nella femminile: “La metodologia è la stessa: il talento va innaffiato con continui apprendimenti, con la stecca sempre più alta.” Ma i tempi cambiano: “Le ragazze a 17-18 anni possono già essere pronte come qualità per competere in allenamento con le più esperte. I ragazzi arrivano leggermente più tardi. Una ragazza di talento dalla serie B alla A1 può in un anno fare il grande salto. Nel maschile, invece, chi non ha un talento cristallino, passando per la A2, può trovare un anello di congiunzione per l’alto livello”.

SOTTO IL PELO DELL’ACQUA – Sull’attuale stato del movimento italiano, Bonitta non ha dubbi: “Viviamo un momento molto bello. È vero che la punta dell’iceberg narra di due nazionali campioni del mondo, le femmine campioni olimpiche, però sotto il pelo dell’acqua c’è una base solida. Vedendo il roster che stiamo allestendo noi, ma anche i nostri competitor, rose incredibilmente sempre più forti, piene di giocatori molto importanti: l’A2 è un livello di crescita reale per i nostri migliori giovani.” E sulla federazione: “La nazionale femminile è un pochino più avvantaggiata, ma la federazione ha investito molto, non solo sulle prime nazionali, ma anche nei settori giovanili.”

DUE GRUPPI, UNA VITA – L’album dei ricordi ha due pagine principali. La prima è quella del post-Sydney: “Prendevo in mano una nazionale giovane che aveva già cominciato a fare vedere qualcosa di importante. Avere distillato il massimo possibile da quel gruppo è stato per me di enorme soddisfazione. Cardullo, campionessa del mondo a 19 anni. Il gruppo storico campione del mondo a 22-23 anni. Creare le basi per un periodo molto lungo di vittorie.” La seconda è quella del nuovo ciclo: “Ho avuto la fortuna di cominciare con loro, con il gruppo di Orro, di Egonu, di Danesi, di Sylla. Nel Club d’Italia facemmo una grande battaglia, io e il presidente Magri, per far giocare queste ragazze che avevano veramente talento subito in A1. Fu un passaggio fondamentale: quel gruppo si qualificò alle Olimpiadi. La prima Olimpiade non fu soddisfacente nei risultati, ma si crearono le basi perché dal 2016 in poi ha fatto molto bene, e adesso sta raccogliendo i frutti.”

CLUB D’ITALIA: LA VISIONE – Sul Club d’Italia attuale Bonitta non conosce le dinamiche interne, ma ha una visione precisa: “Deve essere un progetto molto elastico, perché dipende dalle generazioni che ti trovi di fronte. Sono sempre più convinto che non debba essere formato da giocatrici troppo giovani, perché spesso ci si può sbagliare. L’ideale sarebbe un Club d’Italia a ridosso della nazionale senior: giocatrici che hanno già dimostrato qualcosa e devono essere accompagnate per fare l’ultimo step. Quel gruppo di Egonu, Orro, Danesi era in grado di fare la serie A1 e lo ha dimostrato. Non sempre ci sono questi talenti, per cui a volte si deve fare la A2, a volte la serie B, ma nella mia visione il Club Italia deve fare due campionati: o la A1 o la A2”.

L’AMERICA E LA SCIENZA – L’ultima tappa, la League One Volleyball, gli ha lasciato qualcosa di preciso: “Ho toccato con mano il plus degli americani: vedono lo sport come una scienza. La neuroscienza per loro ha un valore, un significato. Vogliono avvicinare lo sport a una scienza attraverso esperimenti, gruppi pilota. Da noi ancora troppo spesso si va un po’ a intuito, si va alle cose che sono state provate prima. In realtà lo sport è in grandissima evoluzione: tecnica, tattica, fisica, ma soprattutto dal punto di vista mentale. Gli americani sono all’avanguardia”.