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Palllavolo LeNostreInterviste – Il sogno più grande di ‘AceMan’ Francesco Sani

(Laerte Salvini per iVolleymagazine.it) Partendo dall’America, fino alla SuperLega e alle estati azzurre in giro per il mondo. Il fil rouge è un servizio potente che ha costruito le fortune della Nazionale. Francesco Sani è partito da Greenbrae, in California, padre italiano e madre statunitense, ex pallavolista, e per anni ha vestito le stelle e strisce nelle selezioni giovanili americane. Poi il richiamo della terra dei padri: l’approdo a Verona nel 2023, il cambio di nazionalità sportiva e infine quella maglia azzurra che gli ha regalato l’oro mondiale nel 2025. Oggi il suo braccio disegna traiettorie insidiose, e nei momenti che contano, è colui che entra e incide senza tremare.

L’UOMO DELLA BATTUTA – Tutti lo ricordano per i suoi ace decisivi nella corsa iridata, e in VNL Francesco Sani si è ripetuto. È un discorso il suo, quello del servizio, che comincia a diventare una firma, e lui non lo nasconde: “Sta diventando un po’ un tema, questa cosa che entro in battuta e faccio molto bene. È stata una tappa molto buona per tutta la squadra: dopo essere andati in difficoltà nelle prime due partite, abbiamo dato una risposta molto buona. Sono molto fiero di come abbiamo risposto e abbiamo preso due vittorie importanti per la qualificazione alle Finals”. Il segreto sta nel non pensare troppo: “Entrare dalla panchina non è mai facile, perché prima ti riscaldi e poi devi stare fermo, freddo, pronto a entrare in qualunque momento. Ma su quei punti lì non puoi ragionare troppo: devi andare convinto e tirare a “tutto braccio”, perché è quello il tuo lavoro. Aiuta la fiducia che mi danno il coach e i compagni: ormai sanno che quando arriva il mio momento sono quello adatto a farlo”.

IL RITRATTO DEL GRUPPO – La nazionale allargata di De Giorgi è un cantiere sempre aperto, un mosaico che si ricompone estate dopo estate. E a Sani questo formato piace: “Ogni estate abbiamo un bellissimo percorso, con tante tappe diverse, tanti giovani e poi piano piano i veterani che si aggiungono. A me piace un sacco: a ogni tappa hai squadre diverse, conosci compagni nuovi, diventi più amico di tutti. Abbiamo un bellissimo gruppo di trenta giocatori per questa VNL, tutti in grado di fare bene e di adattarsi quando serve”. Nessun timore che la concorrenza generi tensioni, anzi: “Mi piace molto il formato della VNL, con tante gare per qualificarsi alle Finals. Così chi ha una stagione di club più intensa può riposare, i giovani promettenti possono cominciare da subito e tutti vivono un po’ l’esperienza e le emozioni della nazionale. Di difficoltà non ne vedo tante”.

CLUB E NAZIONALE – Esistono carriere in cui vincere diventa un’abitudine che si autoalimenta, un nastro che si avvolge da un capo all’altro. Con Verona è arrivata la Coppa Italia 2025-26, primo trofeo della sua storia gialloblù; con l’azzurro, l’oro mondiale. E i due percorsi si nutrono a vicenda: “L’anno scorso, dopo aver vinto il Mondiale, sono arrivato a Verona con tanta fiducia e carica in più. E anche quest’anno, dopo aver vinto un trofeo, arrivare con quello nel bagaglio non è affatto male. Vincere aiuta con la fiducia, e vale anche il contrario: quella che prendi in nazionale la porti al club, e viceversa”. Un ingresso graduale, il suo, tanto a Verona quanto in azzurro, ma con la voglia di alzare l’asticella: “Ho voglia di un ruolo più chiave in entrambe le squadre. Quello viene con l’esperienza, con più tempo in campo, e arriverà anche per me. Sono pronto a prendermi più responsabilità e voglio continuare a crescere: ho ancora tanto margine, ma non ho dubbi che un giorno potrò avere un ruolo più importante”.

PROSPETTIVE – C’è una parola che torna nel suo racconto, ed è “continuità”. Il martello classe 2002, cresciuto tra i tornei del Maryland e i 103 set giocati in una sola annata con la maglia di UC Irvine, sa dove deve ancora limare: “Sia con Fabio Soli a Verona sia con De Giorgi sto lavorando continuamente sullo stare tranquillo, sull’avere più continuità in campo. Forse è quello che mi manca: sono un po’ altalenante, vado molto in alto ma quando scendo vado un po’ troppo in basso. Con entrambi raffiniamo la tecnica ogni giorno, provando a raggiungere livelli più costanti per sfruttare al meglio le opportunità che mi vengono date”.

IL SOGNO PIÙ GRANDE – In fondo a ogni ambizione c’è un tetto che coincide con quello del mondo. E per Sani ha una forma precisa, quella dei cinque cerchi: “Fin da piccolo il mio obiettivo è sempre stato andare alle Olimpiadi e vincerle. Penso che per tutti i pallavolisti sia il torneo più ambito: anche il Mondiale è uno di quei tornei, ma per me le Olimpiadi hanno un prestigio in più. Puntiamo a vincere tutto quello che riusciamo, dalla VNL all’Europeo, fino ai trofei del club e alla Champions League di quest’anno. Ma il sogno più grande, per me, restano le Olimpiadi”. Poi c’è l’altra faccia dell’equilibrio, quella lontano dal taraflex: “Staccare un po’ dalla pallavolo serve a tutti. A me rilassa molto guidare, perché sono appassionato di macchine, e nei giorni liberi vedere la famiglia e gli amici. Avere un buon equilibrio tra pallavolo e riposo, non solo fisico ma anche mentale, è molto importante”. Qualcuno diceva che il meglio dovesse ancora arrivare; lui ha già cominciato a rispondere, un ace alla volta.