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Pallavolo Altro – Quanto guadagnano le pallavoliste? Il paradosso delle dilettanti che superano le professioniste

Un milione di euro a stagione. Secondo le ricostruzioni pubblicate da Repubblica nel settembre 2025, è la cifra che Paola Egonu percepisce alla Numia Vero Volley Milano tra ingaggio base e bonus. Per l’ordinamento sportivo italiano, però, l’opposta azzurra resta formalmente una dilettante. Da questo paradosso passa qualunque discorso serio sugli stipendi della pallavolo femminile, un movimento che ha appena vinto tutto quello che c’era da vincere, dall’oro olimpico di Parigi 2024 al titolo mondiale conquistato a Bangkok nel settembre 2025 con la nazionale di Julio Velasco, e che continua a operare fuori dal professionismo previsto dalla legge 91 del 1981.

Le cifre della Serie A1 raccontano un campionato economicamente robusto. La fascia medio-alta delle titolari si colloca tra i 250.000 e i 350.000 euro l’anno, mentre le riserve di lusso dei club di vertice viaggiano comunque su compensi a sei cifre. Chi ha lasciato l’Italia non ha fatto peggio. Myriam Sylla al Galatasaray e Alessia Orro al Fenerbahçe, trasferite a Istanbul dopo il Mondiale vinto, percepiscono ingaggi vicini ai 600.000 euro. C’è poi un dato che rovescia le abitudini dello sport italiano, perché nel volley il divario di genere pende spesso dalla parte delle donne. Le prime della classe in A1 femminile guadagnano quanto i pari ruolo di SuperLega, e in alcuni casi di più.

Il confronto con gli altri sport di squadra femminili rende l’anomalia ancora più evidente. Già nel 2022 l’Osservatorio sullo Sport System Italiano di Banca Ifis certificava che le pallavoliste guadagnavano in media cinque volte più delle calciatrici, 100.000 euro lordi annui contro 18.333, con ricavi medi per club più che doppi (2 milioni contro 0,9). Quello studio fotografava il calcio femminile alla vigilia della sua rivoluzione. Dal 1° luglio 2022 la Serie A della FIGC è infatti diventata il primo campionato professionistico femminile d’Italia, con contratto collettivo, contributi previdenziali e un minimo salariale di 26.664 euro lordi. Un’analisi di Calcio Femminile Italiano su quanto si guadagna nel calcio femminile mostra dove è arrivato il movimento dopo quattro stagioni. Le giocatrici di livello medio percepiscono tra 30.000 e 40.000 euro lordi, mentre le top player come Cristiana Girelli e Manuela Giugliano toccano quota 70.000-100.000 euro.

La sintesi è curiosa. Le calciatrici professioniste hanno ottenuto tutele e minimi garantiti, eppure le loro buste paga restano lontane da quelle delle pallavoliste dilettanti. Lo stipendio di Girelli, la più pagata del calcio italiano, equivale a quello di una centrale di metà classifica in A1.

Perché allora la pallavolo non ha mai fatto il passo? Il dibattito è vecchio di anni. Nel dicembre 2019 il presidente della Lega Pallavolo Serie A Femminile Mauro Fabris definiva il professionismo un riconoscimento dovuto all’eccellenza raggiunta dalle atlete, mentre l’allora numero uno della FIPAV Bruno Cattaneo frenava, giudicando la legge 91 un contenitore che pochi club avrebbero retto sul piano economico. La preoccupazione riguardava soprattutto la base del sistema, ovvero la Serie A2 e le società con bilanci sotto i 2 milioni di euro, per le quali oneri contributivi pieni e trattamento di fine rapporto avrebbero pesato molto più che per Conegliano o Milano.

Nel frattempo il quadro giuridico si è mosso per conto suo. La riforma dello sport, il Decreto Legislativo 36 del 2021 in vigore dal 1° luglio 2023, ha introdotto il lavoro sportivo anche nell’area dilettantistica. Oggi le giocatrici di A1 e A2 firmano contratti di lavoro sportivo con copertura assicurativa e contribuzione previdenziale sopra i 5.000 euro annui, tutele che prima esistevano solo sulla carta degli accordi privati. Il passaggio formale al professionismo, per i club di vertice, cambierebbe ormai poco i costi reali. Il nodo è diventato più politico che economico.

Resta la fotografia di un’estate 2026 in cui 14 società hanno chiesto l’iscrizione alla prossima Serie A1 e la campionessa più rappresentativa del Paese guadagna cifre da Champions League maschile. Alle pallavoliste italiane non manca lo stipendio. Manca ancora la parola giusta per definire il loro lavoro.