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Pallavolo SL – Daniel Iyegbekedo si racconta: “E’ successo tutto così in fretta”

Nel giro di pochi mesi, la carriera di Daniel Iyegbekedo ha subito un’accelerazione improvvisa: a gennaio è passato dal Pôle France a Piacenza, a maggio ha fatto il suo esordio nella nazionale francese e a settembre ha conquistato la medaglia d’argento agli Europei. Alla vigilia della nuova stagione, ancora a Piacenza, il giovane e imponente centrale (19 anni, 2,08 m) si racconta in una intervista pubblicata sul sito della federazione francese.

Puoi iniziare raccontandoci il tuo percorso sportivo? “Ho iniziato a giocare a pallavolo alla scuola media Moulin des Prés, nel XIII arrondissement di Parigi. All’epoca non praticavo alcuno sport; volevo cominciare e, dato che la disciplina principale della scuola era la pallavolo e io ero già molto alto, sono entrato nella squadra dell’istituto. In seguito, sono stato notato da un allenatore del PUC ed è così che ho iniziato a giocare in un club: ho fatto due anni nell’Under 13 e due nell’Under 15. Mia madre notò che era la prima volta che mi vedeva concentrato al massimo su uno sport; evidentemente la cosa mi aveva preso. Ha influito anche il fatto che fui inserito subito in prima squadra, insieme a ragazzi molto forti: dovevo per forza raggiungere il loro livello. Successivamente sono entrato al Pôle Espoirs di Châtenay. Il primo anno non è stato facile: giocavo poco e vedevo gli altri progredire più velocemente di me; inoltre, facevo ancora molta fatica a controllare il mio corpo, proprio perché ero molto alto. Ma alla fine di quel primo anno ho avuto l’opportunità di disputare molte competizioni con il PUC e, quando sono tornato al Pôle per il secondo anno, ho fatto dei progressi davvero notevoli. Ciò mi ha permesso, in seguito, di essere ammesso al CNVB (il centro federale francese di Montpellier) e di giocare un anno e mezzo in Ligue B (con la squadra “France Avenir”), prima di trasferirmi a Piacenza”.

Com’è stato questo brusco passaggio dal centro federale a uno dei campionati più competitivi al mondo? “Quando sei al CNVB, devi svolgere dei periodi di prova nei club per iniziare ad abituarti al mondo professionistico; così, nel dicembre 2025, ho trascorso un mese a Piacenza e mi era piaciuto molto. Qualche tempo dopo, il mio agente mi ha chiamato per dirmi che, a causa di diversi infortuni, volevano riprendermi. All’inizio, lo ammetto, non ci credevo più di tanto, ma nel giro di una settimana ho dovuto preparare le valigie, svuotare la mia stanza a Montpellier e ritrovarmi in Italia. Lì sono stato accolto benissimo, soprattutto da Joris (Seddik, che giocava a Piacenza). Non ci conoscevamo, ma mi ha aiutato davvero tanto: mi ha insegnato le dinamiche del mondo professionistico, cosa fare e cosa evitare; è stato fantastico. Ho capito subito che la priorità assoluta era la massima serietà durante gli allenamenti. Al CNVB, devo confessare che a volte arrivavo proprio all’ultimo minuto, o quasi in ritardo, agli appuntamenti; qui ho capito che un atteggiamento del genere non era assolutamente tollerato, quindi ho dovuto cambiare (sorride). Inoltre, passare dal centro federale – dove sei amico di tutti – a un club professionistico, composto solo da sconosciuti e quasi esclusivamente da stranieri, richiede un po’ di tempo: ho dovuto adattarmi a questo nuovo mondo”.

E hai giocato fin da subito; com’è andata questa mezza stagione? “Onestamente, oltre a Joris, tutti mi hanno aiutato molto. Nelle prime partite che ho disputato, c’era Simon in panchina (Robertlandy Simon, che all’epoca era infortunato) e, ogni volta che uscivo dal campo durante le rotazioni, lui era lì a parlarmi e a darmi consigli. Anche l’allenatore (Dante Boninfante) ha fatto in modo di non mettermi pressione. Ricordo che la prima partita in cui ho giocato al 100% dopo il mio arrivo è stata a Perugia; alla fine non ho avvertito molto stress, ero ben concentrato sulla gara. Di certo, questa esperienza ha dato una spinta enorme alla mia carriera, è incredibile! Soprattutto perché ho vinto il mio primo titolo, la Coppa CEV… è successo tutto così in fretta!”.

E l’esperienza continua, visto che questa stagione giochi di nuovo a Piacenza, dopo aver inizialmente firmato per Chaumont. Com’è andata? “All’inizio Piacenza mi aveva proposto di restare, ma avevo rifiutato perché temevo di non giocare molto; non mi sentivo ancora pronto, dato il mio livello di allora. Per questo ho firmato con Chaumont, dove avrei avuto maggiori possibilità di trovare spazio in campo. Tuttavia, dopo la convocazione in nazionale francese e l’inizio della VNL, Piacenza mi ha ricontattato dopo appena qualche partita. Ne ho parlato con il mio agente e con la mia famiglia e ho deciso di tornare, perché la stagione precedente mi era piaciuta molto e si tratta di un ottimo club. Detto questo, anche Chaumont sarebbe stata un’ottima scelta; ero comunque contento di andare lì”.

Pensi di avere spazio in campo questa stagione? “Se ho deciso di venire qui, è perché ne ho discusso con il club, accordandoci affinché io possa avere un minutaggio adeguato. So bene che la concorrenza sarà molto agguerrita, ma questo per me è uno stimolo: ho intenzione di dare il massimo in allenamento per giocare il maggior numero di partite possibile. Inoltre, dato che anche quest’anno ci aspetta un calendario fitto, ci sarà inevitabilmente un po’ di rotazione, il che creerà delle opportunità”.

Parliamo ora dell’estate trascorsa con la nazionale francese: è stata una sorpresa per te ricevere la convocazione da parte di Andrea Giani, all’inizio della stagione, per la VNL? “Sì, è stata una grande sorpresa. Anche se la mia mezza stagione in Italia era andata bene, non me l’aspettavo davvero. Ero nel mio appartamento a Piacenza quando ho ricevuto la telefonata del team manager della nazionale francese, Pierre Pujol: ero felicissimo! Ho chiamato subito i miei genitori e la mia ragazza; è stato fantastico. Non vedevo l’ora di iniziare ad allenarmi con loro, di incontrare di persona quei grandi campioni che prima guardavo solo in televisione!”

Com’è stato, quindi, il tuo primo impatto con la nazionale francese? “Essendoci un mix di generazioni diverse, ho potuto contare su alcuni punti di riferimento, ovvero i ragazzi con cui avevo già giocato nelle nazionali giovanili. L’integrazione con i giocatori più esperti è andata benissimo. Sapevamo che all’inizio sarebbe stato complicato, perché dovevamo imparare a giocare insieme, ma durante l’estate siamo cresciuti molto, arrivando fino alla finale del Campionato Europeo. Sul momento, c’è molta delusione per aver perso in finale; siamo tutti un po’ tristi. Ma, guardando indietro, se consideriamo da dove siamo partiti, è stato un percorso bellissimo e questa medaglia d’argento è davvero splendida: ne sono felicissimo”.

Hai l’impressione di esserti guadagnato il tuo posto in questa squadra? “No, nulla è dato per scontato. Vedrò come andrà la stagione, ma una cosa è certa: darò il massimo. Mi motiva ancora di più lottare per cercare di tornare nella nazionale francese e, soprattutto, per tornare a giocare. E naturalmente penso ai Giochi di Los Angeles 2028: per me sono un vero obiettivo. Ne parlo con la mia famiglia e con il mio agente; sarebbe fantastico poterci essere. Ma so che, per riuscirci, dovrò lavorare molto”.

In quali aspetti, in particolare? “Per ora, voglio concentrarmi soprattutto sull’aspetto fisico. Ho spesso dolori alle ginocchia, quindi devo diventare più robusto. Intendo anche migliorare a muro, dato che in questo fondamentale non mi sento ancora sicuro al 100%. Inoltre, nei prossimi due anni lavorerò sulla battuta in salto (attualmente utilizzo una battuta flottante)”.