Pallavolo LeNostreInterviste – Irina Voronkova campionessa determinata, allegra ed affidabile
(Laerte Salvini per iVolleymagazine.it) Non esistono carriere uguali nello sport. Alcuni percorsi sono però più intriganti. Come il viaggio sportivo di Irina Voronkova, che sull’atlante ha deciso di mettere tanti puntini: cominciando sul Bosforo, a Istanbul, tornando a mettere radici nella sua patria, tra Mosca e Kazan, fino a non fermarsi mai: Turchia, Indonesia, Vietnam, Cina, e di nuovo Kaliningrad, dove il cerchio si è richiuso. Un metro e novanta di schiacciatrice che ha giocato due Olimpiadi, Rio e Tokyo, e che ha imparato a farsi capire in palestre dove la lingua cambiava ma il pallone, sostiene lei, pesava sempre uguale. Oggi la Russia è tornata a bussare alle porte del volley internazionale, e lei è tra quelle che hanno aspettato in piedi, con le scarpe ai piedi. Resta una porta, però, che dalle nostre parti si sente sbattere piano: quella dell’Italia.
TRE PAROLE, UNA VALIGIA – Quando le si chiede chi sia oggi, Irina non cerca giri di parole, ne sceglie tre e le difende una per una. “Determinata, perché amo le sfide e non mi arrendo mai. Allegra, perché adoro scherzare, soprattutto con le compagne: l’umorismo serve a tenere l’equilibrio in un lavoro come il nostro. Affidabile, in campo e nella vita: non lascio una compagna nei guai, e farò di tutto per aiutarla.”
IL MONDO IN UNA RETE – Dopo tanti passaporti timbrati ci si aspetterebbe il racconto di una rivoluzione. Invece Irina smonta l’esotico con una calma quasi disarmante. “La pallavolo è più o meno la stessa ovunque. Cambiano cultura, religione, lingua. Trovo molto interessante analizzare tutto questo e cambiare me stessa in meglio.” Il resto è scoperta pratica, di quelle che si fanno sulla pelle: “Ho capito che posso giocare nei climi caldi e sentirmi a mio agio, e che riesco a lavorare ad alto livello in poco tempo con il mio staff, fisioterapista, preparatore atletico e medico.”
L’OFFICINA IDEALE – Chi ha girato tanto finisce per costruirsi, senza accorgersene, una squadra ideale fatta di pezzi presi in prestito. Se potesse montarla davvero, Voronkova saprebbe da dove cominciare. “Dalla Russia prenderei la disciplina. Dalla Cina la resistenza ai carichi intensi, con un gioco più veloce. Dalla Turchia carattere ed efficienza. Dall’Indonesia il gioco di combinazioni e la positività. Dal Vietnam la difesa e il lavoro di squadra.” Un mosaico in cui ogni Paese lascia la sua impronta: il rigore, la fatica, la grinta, il sorriso, la cooperazione.
CASA – Di tutti i luoghi, la Russia resta quello da cui lo sguardo parte e a cui ritorna. Irina lo guarda con l’ottimismo di chi vede crescere il vivaio: “È emersa una nuova generazione, abbiamo molte giovani forti. Sono felice che tante giocatrici siano all’estero, mentre altre continuano a lottare e a far crescere la pallavolo russa. Negli ultimi tre o quattro anni sono arrivate molte giocatrici interessanti: ora che la nazionale è stata riammessa, sarà un’occasione per dimostrare quanto valgono.” Poi c’è la fame, quella di chi ha contato i giorni senza partite vere. “Ogni giocatrice e ogni allenatore è felice che la Russia sia tornata. Ci siamo allenate durissimo e abbiamo voglia di misurarci con le altre nazioni: la competizione internazionale ci è mancata moltissimo.” E fuori dal campo l’eco è arrivato subito: “Appena tre settimane dopo la riammissione, i telegiornali già parlavano di medaglie in diversi sport. Tutta la Russia aspetta le nostre partite, i tifosi sono impazienti di sostenerci.”
LA PORTA SOCCHIUSA – Il nome di Voronkova non è nuovo in Italia. C’è chi l’aveva sognata con la maglia della Vero Volley. Ai tempi solo rumors, ma il futuro potrebbe essere più concreto. “Ho un desiderio fortissimo di giocare in Italia, e le offerte ci sono state e ci sono ancora.” Se non è successo, la ragione sta lontano dai tabellini: “Sono decisioni di famiglia, che prendo insieme alla mia famiglia.”
L’ORIZZONTE – Il sogno è quello che accomuna tutte, senza bisogno di aggiungere altro. “Ogni giocatrice sogna di vincere le Olimpiadi, e lo condivido anch’io, perché la pallavolo è la mia vita. Ho molti obiettivi e molte cose che voglio vincere, e faremo di tutto per riuscirci.” Il futuro, invece, lo lascia volutamente sfocato. “Ho già un lavoro fuori dalla pallavolo. Conoscendomi, penso che farò l’allenatrice, cosa che già faccio nel tempo libero, o qualcos’altro legato al volley. Ma sono solo ipotesi: non so cosa accadrà tra dieci anni. Ne parleremo quando sarà il momento.” Come chi sa bene che, tra un cambio di maglia e l’altro, le cose migliori arrivano quando non le si forza.

