Pallavolo LeNostreInterviste – Francesca Villani ha salutato il volley: è stata potenza, braccio pesante e leadership
(Laerte Salvini per iVolleymagazine.it) Francesca Villani in campo è stata potenza, braccio pesante e leadership. Gli infortuni ne hanno forse limitato il potenziale, ma non hanno scalfito la grinta di una schiacciatrice che in bacheca ha messo coppe europee, tanti viaggi e tanta gavetta. Dall’inizio alla fine, il filo rosso è la sua Toscana: nativa di Prato, cresciuta a Firenze, da quel Bisonte che l’ha vista arrivare a diciassette anni e che l’ha raccolta quest’anno per un ultimo ballo inaspettato. Con la mente già proiettata verso nuovi progetti.
Alla fine di un percorso lungo si tirano le somme, e le parole che si scelgono dicono tutto. Villani non ha dubbi su quale sia la sua: “La parola che mi resta è gratitudine. Ho vissuto momenti meravigliosi, ho ricordi impressi che solo lo sport sa regalare. Ci sono stati momenti in cui ho pensato anch’io chi me l’ha fatto fare, ma ne esco molto piena di cose belle che voglio portarmi dietro per sempre”.
IL VIAGGIO – Busto Arsizio, Chieri, Scandicci, Novara. E in mezzo l’Europa, quella che lascia un sapore diverso. Villani ha vinto più fuori dall’Italia che dentro, e lo sa bene: “La Coppa Europea è quella ciliegina sulla torta di cui tanti parlano. Vedere altre culture sportive arricchisce, ma soprattutto avere il doppio impegno, per quanto sia emotivamente e fisicamente stressante, è una marcia in più per un atleta. Su cinque anni di Coppa, una interrotta per il Covid, due le ho portate alla vittoria. Per me l’Europa ha un sapore speciale”.
DOLORI – Non tutto è stato lineare. Gli infortuni hanno segnato il percorso di Villani in modo profondo, più volte mettendola davanti alla scelta più difficile: “I momenti più duri sono stati gli infortuni, alcuni con conseguente intervento. Non è stato semplice risollevarsi. Dopo l’ultimo, a Scandicci, avrei smesso già lì perché non ne potevo più di farmi male, di dover star ferma. La mia mental coach mi ha praticamente spronata a continuare. E poi la famiglia, le compagne, le amiche: senza di loro non ce l’avrei fatta”.
RADICI – Firenze non è solo una tappa nella carriera di Villani. È l’inizio e la fine, il luogo che sa di casa anche quando si è stati lontani anni: “Firenze per me non è solo una squadra o un club. È una realtà che mi ha accolta a diciassette anni e mi ha lasciata trentenne. Volevo chiudere qui, avevo pensato di fare più anni, è andato diversamente, ma è una città e una squadra che meritano tanto, anche più di quello che hanno adesso. Il presidente è una persona a cui voglio molto bene e che mi ha visto crescere. Sarei felice di dare una mano quando ce ne fosse bisogno”.
I LEGAMI CHE RESTANO – Nel volley si parla sempre di gruppo, di alchimia, di spogliatoio. Ma certi legami sopravvivono al campo e alle maglie cambiate. Villani è tra quelle che possono dirlo con certezza: “Sono fortunata perché ho stretto legami importantissimi, alcuni anche in quest’ultimo anno a Firenze. Gran parte delle mie amiche le ho conosciute tramite la pallavolo. Su tutte mi viene da dire Francesca Bosio, che è come una sorella per me: negli ultimi anni abbiamo vinto due coppe europee insieme e la stimo moltissimo per tutto il suo percorso. E poi Beatrice Parrocchiale, Beatrice Agrifoglio, Sofia Valoppi nell’ultimo anno. Persone diventate molto di più di semplici compagne di squadra”.
RIFERIMENTI – Lo sport insegna la disciplina, ma è la famiglia che insegna la direzione. Villani non ha dubbi su chi l’abbia tenuta in rotta nei momenti in cui il campo non bastava: “Se non fosse stato per mia madre e mio padre probabilmente non avrei studiato subito dopo la scuola. La loro paura era che se avessi smesso non avrei ricominciato, come gran parte delle persone. Mi hanno sempre fatto pensare non solo alla pallavolo, ma anche al fatto che la vita fosse anche altro. Sono stati la base di tutto”. Adesso quella base regge qualcosa di nuovo: un percorso di studi cucito sulle sue corde, un portale in uscita, delle strade aperte nell’ambiente che ancora non si possono nominare. Francesca Villani non sa ancora in una parola cosa sarà, ma sa già che il cervello non si fermerà: “Ho tante vie di uscita. Mi piace comunicare, organizzare, aiutare. Se ci fosse bisogno in qualsiasi situazione, sono aperta a dare una mano a chi ne ha bisogno”.

