Pallavolo LeNostreInterviste – Nicolò Katalan c’era in A3, c’era in A2, ci sarà in SuperLega
(Laerte Salvini per iVolleymagazine.it) Per capire cosa sia successo a Prata il 10 maggio non serve il tabellino di gara 3. Serve guardare cosa è successo dopo, a settecento chilometri dal campo di Pineto, in un comune di neanche diecimila abitanti. Al PalaPrata c’erano cinquecento persone davanti a un maxischermo. Quando la Tinet ha chiuso il 3-0 è iniziata la festa. Un paese intero che entra nel campionato più forte del mondo. E una regione, il Friuli Venezia Giulia, che nella massima serie maschile non c’era più da ventidue anni, dai tempi dell’Adria Trieste. È qui che è stata scritta la storia: una squadra piccola che si ritrova a fare da faro a un movimento intero, e un centrale, friulano, a trascinarla e accompagnarla nel primo anno in massima serie.
CRESCITA – Nicolò Katalan c’era in A3, c’era in A2, ci sarà in SuperLega: è l’unico ad aver fatto tutto il viaggio dentro la stessa maglia. E quando parla della società non usa mai la parola “trampolino”. “Mi piace dire che ho avuto la possibilità di crescere dentro la società, ma allo stesso tempo ho visto la società crescere attorno a me. C’è una filosofia molto precisa: fare passi avanti, ma mai più lunghi della gamba.” Il colpaccio, del resto, non era scontato: “La squadra era rimasta la stessa dell’anno prima, quando eravamo arrivati primi in regular season e poi nei play-off non era andata benissimo. E intanto un sacco di altre squadre si erano rinforzate. Quest’anno abbiamo vissuto momenti difficili, poi abbiamo superato i vari ostacoli, giocando al meglio le nostre carte contro Pineto.”
FARO – La SuperLega è alle porte, un campionato in cui la storia recente dice che le neopromosse hanno vita breve. Katalan lo sa, e guarda ai pregi che la piccola realtà di Prata ha: “Proveremo a sfruttare al meglio il fatto che siamo sempre stati supportati dai tifosi e più in generale dal territorio: basta vedere quanti sponsor ci sostengono. E poi ritrovarci in una regione in cui la SuperLega mancava da venticinque anni, poter essere un po’ il faro del movimento: se ti fermi un attimo ti rendi conto dell’importanza che può avere quello che fai e che riesci a mettere in campo.” La voglia di fare il massimo va oltre il gruppo squadra: “C’è un entusiasmo che non è solo nostro, ma della società e della comunità che ci sta attorno.”
OBIETTIVI – L’obiettivo è chiaro: “Salvarsi. Perché se ti salvi il primo anno le dinamiche cambiano, cambiano anche i ragionamenti per il futuro. In questa regione, oltre a noi, non ci sono squadre di A: ne sale una dalla B ogni tanto e regolarmente retrocede, perché abbiamo lo scoglio del Veneto. Salvarci sarebbe un bel messaggio alla società, che merita le stagioni che ha fatto, ma anche un messaggio di speranza per tutta la regione: qualcosina, piano piano, si può costruire, se c’è la volontà.”
Sul come, nessuna promessa e nessuna paura: “Arrivando tardi per via della promozione, la società ha comunque fatto una squadra molto carina: secondo me ci possiamo divertire. Poi è ovvio, il campionato è lungo, prenderai delle bastonate, come è giusto che sia. L’obiettivo è costruire un percorso di crescita durante l’anno.”
E una regola, una sola: “Siamo coscienti che sia una grandissima opportunità, vivere uno dei migliori campionati del mondo. Però va affrontato con la giusta tranquillità di godersi l’esperienza, perché se resti tranquillo lavori con costanza e continui a migliorarti. Se te la vivi bene, riesci a giocarti meglio le carte che hai.”
UNDERDOGS – La pallavolo non aspetta. Storie come quelle di Katalan e Alberini, senatori della Tinet neopromossa e mai in SuperLega, sono sempre più rare: “Come movimento siamo fortunati, abbiamo giovani che esplodono presto. Ma sarebbe un peccato farsi condizionare dalla moda del tutto subito, perché si rischia di convincersi che se non arrivi subito in vetta sia una sconfitta. C’è chi ha le capacità e la fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto fin da giovane, e chi invece deve sgomitare un po’ di più. Ritrovarci a essere gli underdog è quasi un motivo di vanto.”
Un paragone per descrivere il viaggio che il gruppo di Di Tommaso affronterà, arriva da Guccini, e dal brano Cinque anatre: “Ne partono cinque e ne arriva una. Però il volo di quell’una significa che bisognava volare, l’arrivo di quell’una significa che bisognava provarci. Poi vedremo se saremo l’anatra che arriva o una di quelle che non ce la fa. Però tocca provarci.”
A Prata nessuno ha promesso di essere quella che arriva. Hanno promesso di volare.

