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Pallavolo EuroVolleyW – Polina Rahimova chiude la carriera con la nazionale in casa a Baku

Come racconta Nikolay Markov su cev.eu una delle più grandi atlete della storia della pallavolo azera, Polina Rahimova, si appresta a disputare il suo nono e ultimo Campionato Europeo. La stella di posto2, 36 anni e alta 1,98 metri, ha scelto Baku, la sua città natale, per il canto del cigno con la maglia dell’Azerbaijan. La Pool C di EuroVolley 2026 Women si giocherà infatti nella National Gymnastics Arena, lo stesso impianto che nel 2017 ospitò il miglior risultato storico della squadra, il quarto posto.

«Sono orgogliosa e felice di difendere di nuovo la bandiera del mio Paese», ha dichiarato Rahimova. «È un grande onore ospitare le altre nazioni e fare da ambasciatrice. La nostra formazione è cambiata, abbiamo una nuova generazione e meno alternative in panchina. L’obiettivo principale è uscire dal girone e poi procedere passo dopo passo, mostrando una pallavolo bella e contribuendo allo sviluppo dello sport».

Dal 21 al 28 agosto l’Azerbaijan affronterà Belgio, Paesi Bassi, Portogallo, Romania e Spagna. Contro le olandesi Rahimova rivive il ricordo intenso della semifinale del 2017, quando segnò 38 punti in una gara drammatica persa solo al tie-break. In quel torneo fu la miglior marcatrice complessiva con 151 punti. Nel 2015 aveva già stabilito il record mondiale di 58 punti in una singola partita di club in Giappone.

Nata in Ucraina, iniziò a giocare a 12 anni e a 16 era già professionista in Azerbaijan, poi ha giocato in mezzo mondo più volte anche nella nostra serie A1. Debuttò agli Europei nel 2007. Dopo un breve ritiro, tornò e ora conferma: «Questa volta è ufficiale. Voglio chiudere in casa, aiutare la squadra e prepararmi alla vita dopo la pallavolo. Spero di diventare assistente allenatore della nazionale o di fondare una famiglia».

Infine una promozione per il suo Paese_«Invito tutti a venire a Baku, la Città dei Venti, e a scoprire l’Azerbaijan, Terra del Fuoco. Siamo un popolo ospitale e il cibo è delizioso!», ha concluso.