×
Da leggereStorie

Pallavolo LeNostreInterviste – Il nuovo volo di Keita: “Vorrei realizzare qualcosa di magico per Verona”

(Laerte Salvini per iVolleymagazine.it) Iconico, unico nel suo genere, tanto in campo quanto fuori. In tanti lo acclamano, qualcuno forse non ne apprezza l’esuberanza, ma una cosa è certa: Noumory Keita è stato uno degli elementi trascinanti nella crescita di Rana Verona. Lui che in Italia è arrivato giovanissimo dopo un percorso tra Serbia e Corea del Sud, nel 2022, e che ha scelto di maturare insieme agli scaligeri. Una crescita simbiotica che ora attraversa un nuovo capitolo: la stagione dell’esordio in Champions League, quella in cui bisognerà confermarsi sui livelli dell’ultima annata. Il volo, quello dell’aquila del Mali, è appena iniziato.

UN PASSO DIVERSO OGNI ANNO – Simbolo di un gruppo che non ha mai perso la propria identità, energica ed esplosiva, Keita esprime fiducia per ciò che deve ancora arrivare. “Ogni anno proviamo a costruire qualcosa. Ogni passo che facciamo cerchiamo di renderlo diverso, restando concentrati sul nostro obiettivo. In questo momento sono molto felice”. Il mercato ha portato a Verona giocatori con un vissuto importante, e per un gruppo cresciuto in fretta è un dettaglio che cambia tutto. In diagonale è arrivato Paul Buchegger, opposto austriaco di lungo corso in Superlega, mentre in cabina di regia resta Micah Christenson: il palleggiatore statunitense che al primo anno in gialloblù ha alzato il livello dell’intero gruppo. “I nuovi arrivati hanno tanta esperienza e per noi sarà molto utile. Sapete che eravamo una squadra giovane, che non aveva molta esperienza: adesso, passo dopo passo, abbiamo anche giocatori che ce l’hanno e che possono aiutarci a crescere e a tenere la rotta. La sensazione è davvero buona, spero resti così per tutta la stagione”.

LO STESSO KEITA – È arrivato in Superlega da ragazzo, oggi è uno degli schiacciatori più incisivi del campionato. I numeri lo dicono, ma lui alla domanda su cosa sia cambiato risponde ribaltandola. “Diciamo che è lo stesso Keita, perché è la stessa persona. Ma le persone crescono: se hai un obiettivo, col tempo devi crescere per forza. Non puoi restare allo stesso livello. Se vuoi arrivare dove vuoi arrivare, devi lavorare e migliorare tanto”. Il resto è manutenzione quotidiana, fatta anche di errori. “Sto solo crescendo e imparando, anche dai miei sbagli, da tante cose. Da fuori magari sembro una persona diversa, ma sono la stessa persona”.

PER VINCERE BISOGNA SOFFRIRE – La scorsa stagione ha portato in bacheca la prima Coppa Italia della storia del club, ma anche sconfitte che pesano. Keita non le nasconde. “L’anno scorso abbiamo avuto alti e bassi. È normale per ogni squadra e per ogni stagione, non puoi stare sempre in alto”. Il resto è la lezione che si porta dietro. “Abbiamo imparato che per vincere bisogna soffrire. La Coppa Italia ci ha dato questo, perché abbiamo sofferto tanto. Soffriamo ogni anno, lottando per vincere qualcosa per il club e anche per noi stessi. Quando l’abbiamo vinta ho capito che è l’unico modo: devi soffrire”. E quando invece non arriva? “Non andrà bene ogni volta, ma la cosa importante è imparare anche da quello. Poi tieni la testa alta e vai avanti. Questo è lo sport, dobbiamo viverlo così”.

SOGNI TRICOLORI – La SuperLega è bella perchè nulla è già deciso. Anche se ti chiami Verona, hai un progetto ambizioso e i numeri ti inserirebbero tra le candidate al titolo “Vincere il campionato? Non ti dirò mai che non puntiamo allo Scudetto. Quando giochiamo, giochiamo per vincere. Giochiamo per dare soddisfazione e sorrisi alla gente che viene a guardarci, per dare loro qualcosa di cui hanno bisogno. E quello di cui hanno davvero bisogno è vincere”. Senza illusioni sul contesto, però. “L’obiettivo resta lo stesso, andiamo in campo per vincere, dunque anche per lo Scudetto, ma come ho detto una stagione ha le sue oscillazioni. Anche tutte le altre squadre giocano per lo Scudetto: stiamo inseguendo tutti la stessa cosa. Magari alla fine saremo noi, magari sarà un’altra squadra. Ma noi andiamo per quello, perché vogliamo realizzare qualcosa di magico per questa città e a questo club. E anche per noi, per la nostra carriera: poter dire che ci siamo riusciti da giovani”.

L’ENERGIA ARRIVA DAGLI SPALTI – La fama è quella del giocatore che accende il palazzetto. Lui sostiene che il flusso vada nella direzione opposta. “La maggior parte delle volte mi sento dire che do energia agli altri, ma a dirti la verità sono io che la prendo da tutti. Non solo dai compagni: quando gioco vedo tutte quelle persone che sono venute a guardarci, ed è da loro che prendo la mia energia. Per me è naturale: quando vedo che la gente si prende il tempo di venire a vederci, voglio darle quello che è venuta a vedere”. Da lì nasce l’obbligo che si è imposto. “Non posso essere uno che gioca in modo ordinario. Devo superare me stesso ogni singola volta, e quando me ne rendo conto ho ancora più energia per farlo. A volte sono stanco, siamo esseri umani. Ma se pensi di potercela fare, ce la fai”.

L’AQUILA DEVE VOLARE PER TUTTI – Poi c’è il gesto, ormai un marchio. Le braccia larghe, il volo, che gli è valso il soprannome di “Aquila del Mali”. “Tutti sanno cos’è l’aquila e cosa fa. Quando dico che sono l’aquila è perché voglio cambiare tutto quello che ho intorno. Voglio mettere tutti nella stessa direzione e volare insieme”. Non è un’esultanza personale, insiste. È un invito. “L’aquila è fortissima e vola altissima. Voglio che tutti facciano parte della mia storia, che partecipino a quello che sto scrivendo nella mia carriera. Per questo, quando dico che l’aquila deve volare, deve volare per tutti, non solo per me”. Ed è diventata anche una richiesta del pubblico. “A volte sono i tifosi a chiedermi di farla. Sento che è una parte di me, non posso più metterla da parte: devo continuare così, perché è questo che piace alla gente ed è così che mi conoscono”.

AL RAGAZZINO CHE PARTIVA DAL MALI – Keita ha lasciato il Mali, la sua famiglia, a soli 13 anni. Ha viaggiato tanto con un sogno: diventare uno dei migliori. Anno dopo anno, quel sogno prende forma. Una promessa per quel ragazzino partito con un solo obiettivo: “Se oggi incontrassi il Keita di quando ho iniziato questo viaggio, gli direi solo a quel ragazzino di tenere la testa alta e di non mollare mai, perché la strada è lunga. È lunghissima e avrà alti e bassi, ma la cosa importante è credere in se stesso e credere anche nelle persone che credono in lui”. Il Mali, Verona, l’aquila. Tre pezzi della stessa storia. Una storia che Keita ha tutta l’intenzione di continuare a scrivere.