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Pallavolo Storie – Aleks Nikolov risponde sui social alle polemiche polacche per il suo gesto orribile nel corso del tie-break

La nazionale maschile bulgara ha concluso la fase a gironi del Campionato Europeo con una vittoria emozionante. Guidati da Gianlorenzo Blengini, i “Leoni” hanno sconfitto i campioni in carica della Polonia in una sfida combattuta ed appassionante. Di conseguenza, i bulgari hanno chiuso al terzo posto nel Gruppo B e affronteranno la Germania agli ottavi di finale. Un’eventuale vittoria contro la squadra tedesca aprirebbe la strada a una rivincita contro la Polonia.

Questa prospettiva ha accresciuto alcune tensioni emotive in campo, già palpabili, mentre l’incontro era ancora in corso. Durante il tie-break si è verificato un episodio poco prima del cambio che ha catturato l’attenzione dei tifosi: dopo aver messo a segno un attacco spettacolare che ha portato il punteggio sull’8-4, Aleksandar Nikolov ha mimato un gesto decisamente violento che ha scatenato numerose reazioni da parte degli opinionisti e tifosi tifosi polacchi, provocando una grossa polemica, a cui Nikolov ha risposto dai suoi profili social.

Vorrei affrontare una “questione” emersa dopo la nostra vittoria di ieri contro la Polonia. Questo messaggio è rivolto a tutti gli appassionati di pallavolo, ma in particolare ai tifosi polacchi.
Innanzitutto, i tifosi polacchi godono della reputazione di essere tra i migliori, se non i più colti e intelligenti, al mondo. La vostra cultura pallavolistica è ai vertici di questo sport e sono certo che il sostegno che la vostra squadra riceve sia impareggiabile. Proprio per questo, mi aspetterei anche una maggiore comprensione riguardo alle emozioni, alle esultanze e alle provocazioni che si manifestano in campo. Soprattutto considerando che la squadra polacca rappresenta un esempio piuttosto emblematico a questo proposito; cosa contro cui, francamente e come tutti sanno, non ho assolutamente nulla in contrario.

Al contrario, apprezzo tanto l’alto livello tecnico della competizione quanto la cosiddetta “guerra mentale”, ovvero la componente psicologica dello sport. Nel corso degli anni sono stato criticato e insultato per il fatto di mettere a nudo le mie emozioni e di mostrare la passione e l’energia viscerale che provo quando pratico questo sport. Sono pienamente consapevole che questo atteggiamento non piaccia a tutti, e non voglio né mi aspetto che tutti mi apprezzino come atleta. Tuttavia, al di là di ciò che accade durante la partita, sono sempre il primo a stringere la mano all’avversario, perché nel nostro sport siamo rivali solo dal primo all’ultimo fischio.

C’è però qualcosa che non riesco ad accettare. Definire un ragazzo di 22 anni un “assassino” o uno “sgozzatore” per un’esultanza rivolta al *nostro* pubblico o ai *nostri* compagni in panchina – nel pieno di un tie-break ad alta tensione emotiva – è, onestamente, ASSURDO. Vi rendete conto di quanto stiate travisando il contesto? Inutile dire che non mi è mai passato per la testa, nemmeno lontanamente, alcun pensiero di violenza, figuriamoci di uccidere qualcuno per una partita di pallavolo.

Non c’era ZERO, e dico ZERO, intenzione di mancare di rispetto o di mostrare “brutalità”. SOPRATTUTTO nei confronti di colleghi pallavolisti. Vi esorto caldamente a tenere questi pensieri il più lontano possibile dal nostro sport. Ripeto: potete non apprezzarmi come atleta quanto volete, ma non dovete mai mettere in dubbio la mia umanità né associare il mio nome alla parola “killer” nella stessa frase. Manteniamo tutti un atteggiamento di apertura mentale nel giudicare i giocatori, soprattutto sapendo bene, in fondo, che non c’era alcuna cattiva intenzione.

Se il destino vorrà che ci si incontri di nuovo più avanti nel torneo, spero che potremo offrire un’altra partita storica, capace di appassionare tutto il mondo della pallavolo.
Con il massimo rispetto, auguro a tutti buona salute e grandi successi.