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Pallavolo Storie – Il Presidente della TVF, Mehmet Akif Üstündağ, racconta come Melissa Vargas è diventata turca

Il Presidente della Federazione turca di pallavolo Mehmet Akif Üstündağ, intervistato dal giornalista  Adem Metan sul suo canale youtube, ha raccontato di come Melissa Vargas, fuoriclasse di origine cubana, ha ottenuto la cittadinanza turca:

Tutti pensano di aver dato un contributo e li ringrazio tutti, ma vi racconto io cosa è successo, direttamente dalla fonte.

Vargas aveva 16 anni ed era a Cuba. L’ho scoperta in quel periodo e mi sono chiesto: come possiamo assicurarci questa giocatrice? Il primo passo era farla arrivare in Turchia. Ho proposto l’idea a una dei nostri Club, in Turchia. Il club ha risposto: “È molto giovane e abbiamo sentito parlare di un infortunio, quindi abbiamo deciso di lasciar perdere“. “Va bene”, ho detto, e la questione è stata chiusa. Ma non ho mai smesso di seguirla.

Come sapete, nel suo Paese ha ricevuto una condanna a quattro anni. Riteneva che il sistema sanitario del suo Paese fosse inadeguato per le sue cure. “Posso farmi curare altrove?”, aveva chiesto. “Ma come osi ritenerci inadeguati?”, gli hanno risposto. E per questo motivo la hanno espulsa e punita.

Ha un agente di nome Bojan. In realtà, Bojan è un po’ tutto per lei: madre, padre, fratello maggiore, agente, allenatore, presidente… e chi più ne ha più ne metta. E se ne è fatto carico. L’ha portata fuori da Cuba. Ha ottenuto asilo in Svizzera. Poi ha giocato una stagione nella Repubblica Ceca. Noi non abbiamo mai interrotto i contatti con lei. Continuavo a pensare: come posso portarla in Turchia? Bojan aveva relazioni con club turchi e arrivò al Fenerbahçe. Quando arrivò al Fenerbahçe, il presidente del club di quel periodo era Aziz Yıldırım. Il responsabile della sezione era Selim Kosif. E dopo un mese, Vargas arrivò e firmò. Il signor Selim fece firmare il contratto, e un mese dopo è iniziata l’era di Ali Koç.

Ha continuato a giocare al Fenerbahçe, ci ha giocato per quattro anni. Volevo che diventasse cittadina turca. Lo desideravo tantissimo, lo desideravamo tutti tantissimo. Ma in quel periodo, proprio perché non era un giocatore della Nazionale, in questo Paese era solo un giocatore del Fenerbahçe.

Continuavo a seguirla sempre e una notte ricevetti una telefonata: “La Serbia gli ha rilasciato il passaporto. La Serbia l’ha naturalizzata. Vuole anche ottenere il diritto di cambiare federazione di appartenenza. Ha già ottenuto la cittadinanza serba e diventerà una giocatrice di pallavolo serba; in quanto cittadina, sceglierà la Serbia e la sua Nazionale”. In quel momento c’era ancora una squadra in Turchia con cui Bojan lavorava. L’ho svegliati di notte. Gli ho detto: “Atilla, contatta subito Bojan. Bojan deve venire in Turchia con il primo volo del mattino. Non gli dire il motivo. Deve venire”. È arrivato la mattina dopo. Ci siamo stretti la mano. “Voglio fare tutto ciò che è necessario. Non accetterò mai che vada altrove”, gli ho detto.

Disse: “Anch’io amo tantissimo la Turchia”. Il nostro incontro con Vargas durò 4 ore, e dopo 4 ore di conversazione la convincemmo. “Anch’io voglio la Turchia”, disse Vargas. Se non lo avesse voluto, non ce l’avremmo mai fatta, ma disse “Anch’io voglio la Turchia”. A quel punto la questione era chiusa.

L’allora ministro degli Affari Esteri era Mevlüt Çavuşoğlu. Nel frattempo avevamo redatto la richiesta formale. Avevamo avviato l’iter per far approvare il documento e far avanzare la pratica all’interno del ministero, ma senza ottenere risultati. Visto che non funzionava, mi sono chiesto: “Qual è la strada più rapida?”. Così mi sono rivolto a Mevlüt. Gli ho detto: “Dobbiamo incontrare il nostro Presidente. Abbiamo un’opportunità del genere. Non dobbiamo lasciarcela sfuggire”. Mi ha risposto: “Ti richiamo subito”. La questione è stata illustrata al Presidente, che ha dato il suo contributo all’iniziativa. Tutti hanno iniziato a lavorare al progetto su ogni fronte. Verso mezzogiorno, Mevlüt mi ha comunicato: “È fatta”. Abbiamo subito raccolto la documentazione e ci siamo recati – insieme a Mevlüt – dall’allora Ministro dell’Interno, Süleyman Soylu. Immaginate un po’: l’intero processo si è concluso in 24 ore. La cittadinanza turca di Vargas è stata formalizzata in appena 24 ore.

Tre giorni dopo, la cittadinanza turca di Vargas è diventata ufficiale e la notizia è arrivata ai media. Improvvisamente ho ricevuto una telefonata da Ali Koç – che saluto con affetto. Mi ha detto: “Presidente, ha fatto diventare la nostra giocatrice una cittadina turca. Il nostro club non ne sapeva nulla”. Ho risposto: “Certo che non lo sapevate, Presidente. Dovreste ringraziarmi: è una cosa fantastica”. Vedete, nel momento in cui si ottiene lo status di cittadina turca per una giocatrice, questa può giocare immediatamente per il proprio club; ma, era previsto un periodo di attesa di due anni prima che potesse giocare in nazionale.

Abbiamo aspettato 2 anni per la Nazionale, ma in questi 2 anni ha giocato al Fenerbahçe con status turco. “Non c’è un’opportunità più grande di questa, vi abbiamo fatto un grande favore”, gli ho detto. All’inizio non capì e rispose: “Sarebbe stato meglio se il club ne fosse stato informato”. Risposi: “Guardi, non avrebbe funzionato. Perché no? Chi è il vostro allenatore? Zoran Terzic. Da dove viene? Dalla Serbia. Quale Nazionale allena? Quella serba. Non si affida l’agnello alle cure del lupo, giusto? Se avessi informato il club, lo avrebbe saputo anche lui e tutto il nostro piano sarebbe andato in fumo”. Quella era la sua reazione iniziale, e naturalmente, quando replicai, lasciò perdere l’argomento. Ma dieci minuti dopo richiamò: “Chiedo scusa; aveva perfettamente ragione. Congratulazioni. Ha realizzato qualcosa di enorme”. 

E così, abbiamo portato Vargas al cospetto del nostro stimato Presidente. È così che si è svolta la storia di Vargas. Il nostro Presidente le ha consegnato la carta d’identità e Vargas è stata assicurata alla Turchia. Ma ora vedo gente sostenere: “È stato Tizio a portarla qui” oppure “È stato Caio a portarla lì”… Non rispondo nemmeno a queste affermazioni. Probabilmente speravano che accadesse; forse nutrivano questo desiderio nel cuore. Li ringraziamo anche per questo.