Pallavolo Storie&Personaggi – Dagli insulti in A2 alla conquista di Varsavia: il mondo di Yuri Romano tra Inter, Sinner e l’oro mondiale
In una lunga e intensa intervista rilasciata al portale polacco weszlo.com e firmata dal giornalista Jakub Radomski, l’opposto azzurro Yuri Romano si racconta a 360 gradi. Fresco di trasferimento in Polonia per vestire la maglia del PGE Projekt Warszawa, il due volte campione del mondo ripercorre una carriera fuori dal comune, fatta di tappe bruciate in ritardo, grandi passioni e retroscena inediti.
Dal sogno del calcio al “segno” di Piotr Zieliński
Prima di schiacciare sopra la rete, il destino sportivo di Romano sembrava tracciato sui campi da calcio. Per oltre otto anni ha giocato come terzino sinistro, ispirandosi a Federico Dimarco, in una società presieduta dal padre. Poi, a 15 anni, la scelta di passare al volley, la disciplina praticata dalla madre. L’amore per il pallone è però rimasto vivo attraverso una fede viscerale per l’Inter.
Ed è proprio un calciatore nerazzurro ad aver giocato un ruolo bizzarro e decisivo nella sua scelta di trasferirsi in Polonia. Quando a gennaio gli è arrivata la proposta del Projekt Warszawa, l’opposto era ancora dubbioso. «Quella sera stessa c’era la partita dell’Inter e Piotr Zieliński ha segnato un gol», ha rivelato Romano a weszlo.com. «In quel momento ho pensato: “Questo deve essere un segno del destino. Vado a Varsavia”». Il suo idolo assoluto resta Lautaro Martínez, con cui ha persino scambiato dei messaggi dopo il Mondiale 2025, quando l’attaccante argentino gli ha scritto in privato per congratularsi per l’esultanza a braccia incrociate dedicata proprio al “Toro”.
La “scuola di vita” nelle categorie inferiori
La strada di Yuri Romano verso l’élite del volley mondiale non è stata una passerella dorata. A differenza di molti colleghi arrivati giovanissimi nei club di vertice, l’opposto italiano ha scalato l’intera piramide dei campionati, partendo addirittura dalla Serie D per poi consolidarsi in Serie A2 con Bergamo e Siena. Un percorso duro, spesso ai limiti del paradossale, che lo ha però tempra caratterialmente.
Nel corso dell’intervista, Romano ha ricordato in particolare una trasferta vissuta quando giocava in Toscana: «Ricordo una partita fuori casa contro Taviano. Si giocava in un palazzetto piccolissimo: battevi praticamente a ridosso dei tifosi avversari. Alcuni ti afferravano per la maglietta, la tiravano, ti urlavano cose poco carine. Altri arrivavano persino a sputarti addosso. Non è stato affatto piacevole, ma se riesci a superare momenti del genere, ne esci enormemente più forte». Una scelta, quella di rimanere a giocare in A2 fino a 24 anni, rivendicata con orgoglio per poter maturare come leader in campo prima di compiere il grande salto.
Ispirazioni d’autore: Pogacar e Sinner
Oltre all’Inter, l’atleta azzurro trae continua motivazione da campioni di altre discipline. Nel ciclismo stravede per Tadej Pogačar per il suo istinto da “cannibale” che unisce il desiderio di vincere alla voglia di divertire il pubblico, rifiutando i tatticismi esasperati. Nel tennis, invece, il suo punto di riferimento etico e psicologico è Jannik Sinner: «Lo ammiro per la sua disciplina e soprattutto per come gestisce le sconfitte. È qualcosa che vorrei imparare a fare anch’io, ma non ci riesco ancora del tutto: per me perdere significa quasi sempre una grande tristezza, come se fosse la fine del mondo. Sinner invece ripete sempre che una partita persa capita a chiunque ed è utilissima per imparare. Sono parole che molti atleti dovrebbero scolpirsi in mente».
I trionfi in Nazionale e la profezia di De Giorgi
L’esplosione ad altissimo livello è arrivata nell’estate del 2021. Inizialmente escluso dalla lista per la Nations League — tanto da aver già prenotato le vacanze a Formentera e Berlino — Romano è stato chiamato all’ultimo minuto. Al primo raduno provava persino timore reverenziale verso i senatori: «A mensa sedevo accanto a Simone Giannelli e per un po’ di tempo avevo letteralmente paura di rivolgergli la parola».
Poi è arrivata la svolta nella finale degli Europei a Katowice contro la Slovenia, subentrando dalla panchina e chiudendo il tie-break con un incredibile 90% in attacco. Un anno dopo, nello stesso impianto (lo Spodek), è arrivato il titolo Mondiale contro i padroni di casa della Polonia. Un successo preparato nei dettagli anche sotto il profilo psicologico dal CT Ferdinando De Giorgi, che prima di scendere in campo disse alla squadra: «Ragazzi, il palazzetto sarà pieno e i tifosi polacchi faranno un tifo pazzo. Ma voglio che sappiate una cosa: quando saremo in vantaggio o giocheremo davvero bene, calerà un silenzio che farà più rumore di qualsiasi applauso». Una profezia puntualmente avveratasi sul campo, che ha consacrato Romano e l’Italia sul tetto del mondo e che oggi il nuovo opposto del Warszawa porta con sé come bagaglio indelebile per la sua nuova avventura nel campionato polacco.

