Pallavolo LeNostreInterviste – Dieci muri e un patto da onorare: Chiara Biesso si è presa Roma
(Laerte Salvini per (iVolleymagazine.it) Si è atleti nel bene e nel male, nelle sconfitte come nelle vittorie. Ma lo si è davvero solo quando si decide di portare a termine la propria missione. Quella di Chiara Biesso ha un nome preciso: lasciare il segno a Roma. È la città che l’ha accolta dopo gli anni di Melendugno, una piazza calda, anzi caldissima, con cui aveva un patto in sospeso. La scorsa stagione, tra infortuni e poco campo, il suo talento era rimasto in ombra. Quest’anno è venuto fuori tutto, di colpo. C’entra anche lo spirito di questa squadra, sbarazzina solo in apparenza. Dietro i due tenori d’attacco, Bosso e Perovic, le Wolves nascondono un’anima operaia: tenace, testarda, mai doma. Lo hanno dimostrato anche nell’ultima uscita, cedendo a Padova soltanto al tie-break. È stata una sconfitta a testa alta, che vale l’ottavo posto e tiene Roma a un passo dalle nobili di un’A2 dove ogni settimana si riscrivono le gerarchie. Quella sera, sotto rete, Biesso è diventata un muro nel senso più letterale del termine: dieci block, una serata da incorniciare.
IL TIE-BREAK AMARO – Cinque set di battaglia, a due passi da casa e davanti alle persone più care. Il risultato lascia un retrogusto amaro, ma la sensazione di aver dato tutto è più forte: “Sicuramente abbiamo stretto molto i denti. C’è un po’ di amaro in bocca, ed è un peccato, anche perché sugli spalti c’erano la mia famiglia e i miei amici. Però è stata una bella prestazione nostra, di squadra, di collettivo. Un saluto a tutti quelli che erano lì per me: è vicino a casa mia, e si sono fatti sentire”.
IL PATTO CON ROMA – Restare, dopo una stagione complicata, non era scontato. Per lei invece lo era, e adesso il campo le sta dando ragione: “Ringrazio la società per la fiducia che mi ha dato. A inizio anno la scelta di restare per me è stata naturale. Adesso sto iniziando a lasciarmi alle spalle i problemi fisici che ho avuto, ho conquistato fiducia e sono molto contenta: mi sto facendo vedere, sto mostrando il mio potenziale. Il mio obiettivo in fondo era proprio questo. Restare per poter dare il mio contributo, non essere un leader, ma sicuramente un elemento sulla quale poter contare in squadra”.
UN’A2 SENZA PADRONI – In un campionato dove le gerarchie si ribaltano di settimana in settimana, Roma ha scelto di non fare calcoli: “È un campionato molto difficile e molto lungo per tutti. Il nostro obiettivo è stare il più in alto possibile, e come squadra lo sentiamo. Secondo me la particolarità di quest’anno è proprio questa: prepariamo ogni partita allo stesso modo, perché non sai mai chi è la squadra debole e chi quella forte. Per questo lo studio della partita è fondamentale e l’attenzione ai dettagli mi sta aiutando anche nel mio piccolo, per provare a incidere con quel tocco in più a muro”.
LA SCUOLA DI MARGHE – Ogni giovane centrale ha bisogno di una guida, e Chiara la sua l’ha trovata in Margherita Muzi, una delle veterane del gruppo di Di Peco, tornata a Roma proprio per portare la sua esperienza: “Marghe è una giocatrice molto esperta e, anche se non facciamo lo stesso ruolo, mi aiuta sempre. Magari quando faccio il giro fuori le chiedo: ‘Marghe, il muro va bene? Le mani sono messe bene?’. E in allenamento è sempre la prima a sostenere noi più piccole”.
IL MURO, CHE PASSIONE – Dieci block in una partita non arrivano per caso. Dietro c’è un amore dichiarato per il fondamentale più ingrato e più spettacolare: “Questo fondamentale conta tanto, tantissimo. Per me è importante, anche per il ruolo di centrale. Quando attacco sono felice, ma il muro è il mio fondamentale: è quello che mi dà più motivazione. Non parlo dei punti. Personalmente, sono soddisfatta quando riesco a toccare tanti palloni. Il confronto con le altre in squadra è decisivo anche sul posizionamento quando vado a saltare. Ad esempio da un’atleta come Perovic ricevo spesso tanti feedback che mi aiutano, così come dalle altre”.
CASA – Alla fine, la ragione più profonda di una scelta non sta nei numeri. Sta in quello che una maglia ti fa sentire quando la indossi: “Qui mi ritrovo molto, molto bene. Umanamente, come persona, sono parecchio legata a questo ambiente”. Il patto con Roma, insomma, è ancora tutto da scrivere. E Chiara Biesso ha appena cominciato a firmarlo.
Foto di Marika Torcivia

