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Pallavolo Polonia – Lavarini e le assenze nella squadra nazionale: “E’ un problema ricorrente che si ripresenta ogni singolo anno”

Stefano Lavarini affronta, senza giri di parole, alcune delle questioni più delicate legate alla nazionale femminile polacca, di cui è CT. Nell’intervista concessa a tvpsport.pl, il tecnico italiano offre una lettura lucida delle dinamiche del gruppo, soffermandosi su un tema che negli ultimi anni ha accompagnato più volte il percorso della selezione: la disponibilità delle giocatrici e la difficoltà di costruire un progetto tecnico con continuità. “Ciò che mi sorprende è un problema ricorrente, che riscontro fin dal mio arrivo in Polonia: quello delle assenze frequenti, che si ripresenta ogni singolo anno.”

Il punto di partenza è proprio questo: lavorare con un gruppo stabile, quando non tutte le atlete sono regolarmente a disposizione, non è semplice. Lavarini ricorda come la stagione olimpica abbia rappresentato un’eccezione positiva, “L’unica eccezione è stata la stagione olimpica – il che è piuttosto interessante – dato che in quel periodo abbiamo avuto il maggior numero di giocatori a disposizione, a prescindere dalla loro forma del momento. Nelle altre stagioni, la storia è stata completamente diversa“.

Il tecnico sottolinea come le continue defezioni impediscano di consolidare un gruppo e uno stile di gioco: “È l’entità di queste assenze a sorprendermi maggiormente. Se si osservano le fasi finali della stagione, si nota che le squadre migliori e più importanti sono quelle che sono riuscite a raggiungere una stabilità nel tempo: hanno costruito le basi per il proprio stile di gioco e hanno mantenuto una formazione titolare costante. Certo, ci sono degli aggiustamenti sporadici, magari uno o due cambiamenti nell’arco di diverse stagioni. Tuttavia, se guardiamo alle nostre rose per i vari tornei degli ultimi anni, notiamo un ricambio enorme. Il numero di assenze e le difficoltà che incontriamo nel mantenere la continuità sono notevoli; questo rende complicato definire e consolidare uno stile di gioco preciso o una formazione titolare stabile“.

Durante l’intervista, a Lavarini viene riferito che nell’ambiente della pallavolo polacca si vocifera che alcune giocatrici potrebbero aver rinunciato alla convocazione perché non soddisfatte del proprio ruolo o della presenza di un gruppo considerato prioritario nelle scelte tecniche. La risposta dell’allenatore è diretta: “Comprendo da dove possano nascere certe considerazioni, magari dai tifosi o dal grande pubblico. Ma se fosse un giocatore a sostenere una cosa del genere… beh, non saprei proprio cosa dire. Lo sport di cui parliamo non è una disciplina individuale, bensì di squadra“. Un concetto che Lavarini ribadisce senza lasciare molto spazio alle interpretazioni: “Non dovrebbe essere che la tua disponibilità a giocare, o il giudizio sulla correttezza delle scelte dell’allenatore, dipenda esclusivamente dal fatto che tu sia la stella della squadra”.

Il CT della Polonia femminile comprende che alcune atlete possano faticare ad accettare un minutaggio ridotto (soprattutto quando si tratta di giocatrici abituate a essere protagoniste nei rispettivi club), ma ricorda che la nazionale rappresenta il massimo livello della competizione internazionale. “Capisco che per alcune atlete possa essere difficile accettare di avere meno occasioni per scendere in campo, ma forse manca anche la giusta prospettiva riguardo al livello in cui ci troviamo a competere. Si tratta del massimo livello internazionale della pallavolo. A questo punto, prima di avanzare pretese, bisogna dimostrare il proprio valore e far vedere di meritare davvero il posto in campo. A volte, la montagna si rivela semplicemente molto alta, e non tutti hanno la pazienza necessaria per continuare a lavorare fino a raggiungerne la vetta”.

Nel corso dell’intervista trova spazio anche il caso di Malwina Smarzek. Lavarini chiarisce che l’opposta era inizialmente compresa nei suoi piani, ma che la giocatrice gli aveva successivamente comunicato questioni di carattere personale e privato. Il tecnico spiega di aver rispettato la sua decisione, senza entrare in dettagli che appartengono esclusivamente alla sfera privata dell’atleta.