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Pallavolo Storie e Personaggi – Michieletto parla della sua lunga assenza e stigmatizza l’eccessiva intensità del calendario

Da più di 90 giorni la pallavolo italiana (Trento in primised anche quella ed anche quella internazionale è stata costretta a rinunciare ai colpi ed alle prestazioni di Alessandro Michieletto, del due volte campione del mondo, premiato giustamente come MVP dell’ultima rassegna iridata nelle Filippine.

Sulla Gazzetta dello Sport di oggi a firma di Davide Romani c’è una lunga intervista sulla sua situazione e con la sua consueta sincerità ha parlato a ruota libera, confessando la logica voglia di tornare in campo, anche se non sa ancora quando potrà: “Purtroppo mi manca il campo. Non sono mai stato tre mesi senza giocare. Comunque mi tengo allenato: faccio pesi, lavoro con il fisioterapista e vado in piscina”.
92 giorni di stop – “All’inizio non avevo neanche capito la gravità di quello che mi era successo. Pensavo fosse una cosa risolvibile in poco tempo e che avrei potuto partecipare ai playoff. Così l’avevo presa abbastanza bene pensando di sfruttarla per rifiatare, un’opportunità per recuperare quelle energie in più, che mi sarebbero servite per giocare meglio nel finale di stagione. Invece, quando poi ho avuto la percezione di quella che era la realtà del mio infortunio, è stata dura. Vedere i miei compagni giocare ed essere eliminati nei play off, uscire dalla Champions agli ottavi. E costretto a bordo campo senza poterli aiutare. Non sono stati giorni facili”.

In attesa del ritorno – “È ancora presto, nel senso che ho un esame tra pochi giorni, spero che vada bene e che possa gradualmente cominciare a fare qualcosa di più perché al momento sono veramente limitato. Già tornare alla normalità facendo un po’ di corsa, facendo un bagher, un palleggio sarebbe per me qualcosa di nuovo. Non vedo l’ora. Dopo l’esame avremo qualche certezza in più sui tempi di recupero”.
In campo negli Europei – “Lo spero, è la mia volontà”.

Infortunio evitabile con un altro calendario? – “A me non piace fare polemica, ma penso di sì. Sicuramente è un’assurdità finire un Mondiale con tutte le energie mentali e fisiche che ti porta via una competizione del genere e dopo due settimane dover già giocare partite ufficiali con il club… Così ne perde lo spettacolo, che è la cosa più importante, perché alla fine la pallavolo vive anche grazie ai tifosi, agli appassionati. Se perdono i loro beniamini, o vedono che scende la qualità del gioco, non è un bel segnale. Purtroppo la direzione è questa: sempre più partite. Ora il Mondiale è calendarizzato ogni due anni, come l’Europeo. E la Nations League ogni anno. I vertici di questo sport non hanno ben capito la problematica. Bisognerà arrivare a delle scelte drastiche come non presentarsi a qualche manifestazione per far capire che abbiamo bisogno di riposo”.