Pallavolo Serbia – Zoran Terzic a ruota libera sul passato, il presente e il futuro del volley europeo
Zoran Terzić, è il secondo allenatore più vincente nella storia dei Campionati Europei per numero di medaglie d’oro conquistate, con tre titoli, alle spalle del leggendario tecnico russo Nikolay Karpol, che ne ha vinti sette. Il tecnico serbo occupa inoltre il terzo posto nella classifica assoluta per numero complessivo di medaglie, dietro Karpol (nove) e Giovanni Guidetti (sette), avendone conquistate sei (tre ori, due argenti e un bronzo), nelle sue dieci partecipazioni al Campionato Europeo, con una percentuale di successo del 60%. A EuroVolley 2026 Zoran Terzić supererà Giovanni Guidetti diventando l’allenatore con il maggior numero di partite disputate nella storia del massimo torneo continentale: Guidetti guida attualmente questa speciale classifica con 73 incontri (54 vittorie e 19 sconfitte), mentre Terzić ha finora diretto la Serbia in 69 partite, ottenendo 49 vittorie e 20 sconfitte. In una lunga intervista pubblicata da cev.eu, il CT della Serbia, come al solito senza peli sulla lingua, ha analizzato passato, presente e futuro della sua Nazionale, e commentato lo stato attuale del movimento pallavolistico:
Ripensando al proprio percorso, Terzić ha evidenziato come, nonostante i risultati ottenuti, in Serbia l’obiettivo sia sempre quello di migliorarsi. «Una buona percentuale, ma il modo in cui pensiamo in Serbia è che vogliamo sempre di più e sempre meglio. Soprattutto nel 2021, quando non siamo riusciti a vincere l’oro. È positivo essere saliti sul podio in ogni Campionato Europeo, tranne nel 2013, quando abbiamo raggiunto le semifinali senza conquistare una medaglia. È l’unica competizione nella storia della pallavolo serba in cui non abbiamo ottenuto una medaglia dopo essere arrivati in semifinale. Ogni altra volta che abbiamo raggiunto le semifinali, abbiamo vinto una medaglia.»
Nel corso dell’intervista, a Terzić è stato chiesto di confrontare la pallavolo dei primi anni Duemila con quella attuale, dopo vent’anni trascorsi sulla panchina di Jugoslavia, Serbia e Montenegro e ancora Serbia. «Ci sono differenze. Onestamente, alcune delle giocatrici attuali potrebbero arrabbiarsi con me, ma è un problema loro. La qualità individuale era significativamente più alta. Nel 2003, quando siamo tornati al Campionato Europeo, c’era un numero enorme di giocatrici di livello mondiale in ogni ruolo. Prendiamo ad esempio quello di schiacciatrice: atlete con ricezione, attacco, muro e tutte le altre qualità a livelli straordinari. Oggi ci sono due o tre giocatrici di altissimo livello in quel ruolo. In passato si potevano nominare facilmente dieci giocatrici eccezionali.
Sicuramente la qualità individuale è diminuita, ma la pallavolo è più veloce e il gioco si sviluppa in modo diverso. In passato era molto più difficile vincere una medaglia o ottenere un grande risultato. C’erano molte nazionali forti. La Russia era sempre fortissima. La Polonia è stata campione d’Europa nel 2003 e nel 2005, la Turchia aveva un’ottima squadra, così come i Paesi Bassi, la Serbia stava emergendo e c’era anche l’Italia. C’erano moltissimi Paesi che giocavano ai massimi livelli e disponevano di giocatrici straordinarie.
Oggi la situazione è un po’ diversa. Non ci sono così tante giocatrici di altissimo livello, ma oggi si fa molto di più dal punto di vista del marketing per promuoverle e aumentare la popolarità di questo sport. Questo è lo sport, nel bene e nel male, ed è normale al giorno d’oggi.»
L’evoluzione della pallavolo ha riguardato anche il formato del Campionato Europeo. Come ricorda cev.eu, alla prima partecipazione di Terzić, ad Ankara nel 2003, le nazionali in gara erano dodici, mentre nell’edizione del 2026 saranno ventiquattro. «Purtroppo, la qualità diminuisce inevitabilmente quando aumentano le nazionali partecipanti. Di conseguenza è meno interessante da seguire, ma dal punto di vista del marketing ha certamente senso, sia per motivi economici sia per altre ragioni.»
Tra i temi affrontati anche il ricambio generazionale della Serbia e le prospettive della nazionale. «Molto spesso confrontiamo le squadre attuali con quelle del passato. Ricordate la nazionale maschile campione olimpica a Sydney. Si diceva che non sarebbero più arrivati risultati, e invece la squadra maggiore ha poi vinto due Campionati Europei.
Se hai la possibilità di competere ai massimi livelli, è un bene. Se non ce l’hai, allora hai un problema. Il problema della pallavolo di oggi è che una nazionale può avere tutti gli stranieri che desidera, prendere un paio di russi o un paio di cubani e costruire una squadra capace di ottenere risultati. Noi questa possibilità non l’abbiamo. Dobbiamo trovare giocatrici di qualità all’interno di una popolazione di sei milioni di abitanti, lavorare con loro e poi aspettarci risultati simili a quelli delle generazioni precedenti. Per ora le cose stanno andando abbastanza bene. Non è l’ideale, ma non è nemmeno male. Negli ultimi anni abbiamo avuto diverse buone giocatrici – Uzelac, Ivanović, Antonović… Ci sono giovani di talento e abbiamo sicuramente una squadra che merita rispetto ed è in grado di ottenere un buon risultato.»
A EuroVolley 2026 Terzić eguaglierà il record di undici partecipazioni ai Campionati Europei detenuto da Nikolay Karpol. Al tecnico serbo è stato chiesto anche se i cambiamenti del gioco siano riscontrabili nella figura dell’allenatore e nell’emergere di una nuova generazione di tecnici. «I cambiamenti devono avvenire. Bisogna adattarsi alla situazione che ci circonda. Approcci diversi, generazioni diverse. Ma guardate chi allena ancora le migliori nazionali del mondo: Velasco e Zé Roberto, entrambi oltre i settant’anni. Non è che stiano emergendo così tanti giovani allenatori straordinari mentre noi più anziani non sappiamo più nulla. Penso che sia piuttosto il contrario. Quello che è davvero cambiato riguarda altri aspetti, non strettamente legati alla pallavolo, come il lavoro dei preparatori atletici, dei medici e degli altri membri dello staff. In questo campo ci sono stati enormi cambiamenti. Esistono molte novità che aiutano le giocatrici a rimanere più sane, più in forma e a rendere meglio.»
Un altro tema affrontato è stato quello dello sviluppo del movimento giovanile serbo. «Non parlo mai male di chi è venuto prima di me. Entrambi i miei predecessori – Daniele Santarelli e Giovanni Guidetti – sono allenatori straordinari e i loro risultati parlano da soli. Ma non si sono preoccupati di pensare a come sarebbe stata la nazionale serba tra cinque o dieci anni. È molto semplice. Non hanno dedicato sufficiente attenzione alle giovani giocatrici.
Nađa Antonović è con noi, e questo è il nostro approccio: l’unico modo per far crescere le giovani giocatrici è farle allenare e giocare insieme alle più esperte. Le giovani ci sono sempre; almeno una può emergere ogni anno.»
Guardando al prossimo Campionato Europeo, Terzić ha espresso la propria opinione sul valore della competizione. «Non sono sicuro che sarà molto più emozionante o interessante. Il Campionato Europeo è sempre importante per tutti. Diventare campioni d’Europa è qualcosa di straordinario. Preferirei vincere il Campionato Europeo piuttosto che qualificarmi ai Giochi Olimpici. La qualificazione olimpica la otterremo in un altro modo.
Per quanto riguarda la qualità, non credo che sarà molto più alta. L’unica parte davvero interessante sarà la finale, per vedere chi otterrà tutto e chi resterà senza nulla. Se, ad esempio, l’Italia arriverà in finale, quasi certamente si qualificherà ai Giochi Olimpici grazie al ranking mondiale FIVB, quindi da questo punto di vista non farà molta differenza diventare campione d’Europa oppure no.
Dall’altra parte, potrebbe significare molto per squadre come Paesi Bassi o Germania. Vincere il Campionato Europeo e assicurarsi un posto ai Giochi Olimpici sarebbe straordinario per loro, perché l’altra strada sarebbe incomparabilmente più difficile. Non vedo una grande differenza nel fatto che il Campionato Europeo sia, di fatto, anche un torneo di qualificazione.»
In vista di EuroVolley 2026, l’obiettivo della Serbia resta quello di raggiungere almeno le semifinali. «Ci sono diverse squadre che lotteranno per le medaglie. Italia e Turchia sono le due principali favorite, seguite da noi, Polonia, Paesi Bassi e Germania. Sono queste le sei squadre che si contenderanno i posti in semifinale. Per la Serbia raggiungere le semifinali è, in un certo senso, un obbligo. Sarebbe un fallimento non riuscirci. L’unica cosa che spero è che non si verifichino circostanze fuori dal nostro controllo, come l’infortunio di Bošković ai Campionati del Mondo. Una volta raggiunte le semifinali, l’obiettivo è vincere una medaglia. Le semifinali sono sempre il traguardo della Serbia.»
Alla domanda su eventuali rimpianti nella propria carriera, Terzić ha risposto: «Non ci ho mai pensato davvero. Bisogna sempre guardare avanti e imparare dai propri errori. Sicuramente cambierei qualcosa. Non una situazione specifica, forse il modo in cui ci siamo preparati per alcune competizioni, ma nulla di drastico.»

