Pallavolo EuroVolleyM2026 – Scuola Italiana: esportiamo allenatori dopo aver studiato i maestri
(Carlo Lisi per il Corriere dello Sport) La grande pallavolo europea parla sempre più italiano. Come era giä accaduto nelle scorse settimane nella rassegna continentale femminile, anche nel torneo maschile che si concluderä a Milano sabato prossimo, sono ben sei i tecnici di casa nostra, ancora in lizza alla guida di una delle sedici formazioni che proseguono il torneo nella fase ad eliminazione diretta, per poi giocarsi il titolo di campione d’Europa.
E come è accaduto tra le donne con Daniele Santarelli trionfatore con la Tùrchia a Istanbul, battendo in finale le Azzurre, non è da escludere che possa essere un allenatore di “casa nostra” a guidare la sua nazionale alla medaglia d’oro. In lizza ci sono, oggi, oltre al commissario tecnico del sestetto tricolore Ferdinando De Giorgi; un altro dei grandi della “generazione di fenomeni” Andrea Giani sulla panchina dei transalpini francesi che ha giä condotto all’oro olimpico; Gianlorenzo Blengini, ex ct azzurro che ha guidato Giannelli e compagni nell’ormai lontano 2016 all’argento olimpico a Rio de Janeiro; Emanuele Zanini, che con il suo Belgio ha vinto un altro dei gironi della prima parte dell’Europeo; Fabio Soli che guida la Slovenia una delle nazionali più regolari ad altissimo livello internazionale, abitudinaria delle semifinali nelle grandi manifestazione e Massimo Botti coach di una Germania rinnovata, ma che ha già dimostrato di saper far giocare un gran volley alle sue formazioni.
Sono in molti quelli che cercano di analizzare e capire questo fenomeno, questa grande mole di allenatori capaci di forgiare e condurre molti dei più importanti sestetti al mondo. Forse la risposta la si può aver soltanto guardando un passato ormai lontano di quando la pallavolo del Belpaese era considerata uno sport di seconda fascia a livello nazionale ed anche specificatamente nel movimento della schiacciata a livello europeo e mondiale.
Molte volte il volley italiano viene citato ad esempio per i suoi grandi campioni che vengono lanciati a getto continuo ormai da oltre 30 anni, ma non sono molti quelli che si soffermano a domandarsi perché un movimento come il nostro sia in grado di mostrare ed insegnare tecnica, tattica e preparazione ad ogni latitudine.
La pallavolo italiana si e sviluppata lavorando insieme e copiando i grandi maestri dell’Europa Orientale: polacchi, bulgari, russi, ma anche della pallavolo asiatica, che spesso hanno lavorato nei nostri campionati.
I loro insegnamenti tecnici sono stati innestati nella capacitä tutta italiana di trovare il modo di migliorare altri aspetti a partire dalla preparazione fisica, dall’abilitä di sfruttare le statistiche di gioco, dalla grande mole di lavoro dell’organizzazione genziale per far svolgere tanta attività capillarmente sul territorio attraendo anche personaggi, che magari non potevano per motivi vari esaltarsi in campo, ma che sono riusciti a far nascere una scuola di tecnici oggi apprezzata ed invidiata. Vincente ormai da quasi 40 anni.
Foto di Fiorenzo Galbiati

