Pallavolo Storie – Manuel Zlatanov, il talento che guarda al futuro: una dinastia nel cognome, una storia tutta da scrivere… punto dopo punto
Ha esordito in Superlega a 15 anni, ha conquistato titoli e riconoscimenti con le nazionali giovanili e si è fatto largo in Serie A2 fino a tornare a Piacenza da protagonista. Manuel Zlatanov cresce sotto il peso di un cognome leggendario, ma con un’ambizione precisa: dimostrare di poter diventare grande per meriti propri.
Ci sono storie che sembrano cominciare molto prima del primo pallone toccato in campo. Storie nelle quali il destino pare scritto in un cognome, tramandato da una generazione all’altra, insieme alla passione per uno sport che diventa parte della vita. Quella di Manuel Zlatanov, classe 2008, schiacciatore cresciuto a Piacenza, sembra appartenere a questa categoria. Ma fermarsi alla sua eredità familiare sarebbe riduttivo: perché, mentre il suo nome comincia a circolare con sempre maggiore insistenza nel panorama pallavolistico italiano, il giovane talento sta costruendo un percorso che porta già la sua firma.
Il suo biglietto da visita è già importante: campionati internazionali con la maglia azzurra delle giovanili da protagonista, riconoscimenti individuali, due stagioni di crescita in Serie A2 e un ritorno in Superlega con la maglia biancorossa della Gas Sales Bluenergy Volley Piacenza. Numeri e risultati che alimentano le aspettative attorno a lui, senza però esaurire il racconto di un ragazzo che, prima ancora di inseguire traguardi sportivi, vuole trovare la propria identità.
Un cognome che appartiene alla storia
Per comprendere il significato del percorso di Manuel bisogna tornare indietro di qualche decennio, quando suo nonno Dimitar Zlatanov scriveva pagine importanti della pallavolo internazionale. Leggenda del volley bulgaro, conquistò l’argento olimpico a Mosca nel 1980 e la medaglia d’argento ai Mondiali del 1970, disputati in Bulgaria. Il suo arrivo in Italia nel 1980, alla Pallavolo Torino, segnò l’inizio di un legame con il nostro Paese destinato a proseguire anche attraverso la carriera da allenatore.
A raccoglierne l’eredità sportiva fu il figlio Hristo, padre di Manuel, protagonista di una lunga carriera culminata nello scudetto conquistato con Piacenza nella stagione 2008-2009, da capitano della formazione biancorossa. Un successo che ha consolidato il rapporto della famiglia con la città e con la società che oggi ha accolto nuovamente Manuel nella propria prima squadra.
Il cognome Zlatanov è così diventato una presenza familiare nella pallavolo italiana, attraversando generazioni e palcoscenici. Per Manuel, tuttavia, la storia di nonno e padre rappresenta un punto di partenza, non un traguardo da raggiungere per imitazione. Lo ha spiegato chiaramente in un’intervista alla FIVB durante i Mondiali Under 19 del 2025: “Sono una persona diversa, con un percorso differente, del tutto distinto da quello di mio nonno e di mio padre. Mi hanno dato molti consigli, ma io sono me stesso. Questo cognome appartiene al presente, e io ho i miei sogni, attraverso i quali voglio mostrare chi sono davvero”.
Parole che restituiscono il senso di una crescita nella quale ambizione e consapevolezza convivono con la necessità di non lasciarsi definire esclusivamente dalle aspettative degli altri.
A 15 anni, la prima pagina di una storia speciale
Il primo capitolo che ha portato Manuel Zlatanov all’attenzione del grande pubblico è arrivato il 3 dicembre 2023. Durante la sfida di Superlega tra Piacenza e Verona, coach Anastasi lo ha chiamato in campo per un turno al servizio al posto di Caneschi. Manuel aveva appena 15 anni, 8 mesi e 26 giorni: un’età che gli ha permesso di diventare il più giovane giocatore di sempre a esordire nella massima serie italiana. Si è ritrovato sul terreno di gioco accanto a campioni come Simon, Lucarelli e Brizard, entrando per pochi istanti in una realtà che fino a quel momento aveva osservato soprattutto dal punto di vista del settore giovanile. Eppure, più che l’emozione di un primato, a raccontare quel momento è stata la sua spontaneità: “Devo pagare da bere? Io non ho soldi, pagherà papà”.
La battuta, pronunciata con gli occhi lucidi mentre il padre Hristo seguiva la scena a bordo campo, ha restituito l’immagine di un adolescente alle prese con un momento straordinario, ma ancora capace di viverlo con leggerezza. Quel debutto non rappresentava l’arrivo, bensì l’inizio di un percorso che avrebbe richiesto lavoro, pazienza e nuove prove.
La consacrazione con l’Italia
Se il debutto in Superlega ha acceso i riflettori, sono stati i risultati con le nazionali giovanili a confermare le qualità di Zlatanov. Capitano e riferimento offensivo dell’Italia Under 17, ha contribuito alla conquista del titolo mondiale nella competizione disputata a Sofia, in Bulgaria, distinguendosi anche sul piano individuale. Nelle sette partite del torneo ha totalizzato 129 punti: 104 attacchi vincenti, 13 ace e 12 muri vincenti. È stato il miglior marcatore italiano e il miglior battitore della rassegna, oltre a ricevere il premio di MVP e il riconoscimento di miglior schiacciatore. Un bottino che racconta un atleta capace di incidere in più fondamentali e di assumersi responsabilità anche nei momenti decisivi.
La finale ha rappresentato una delle tappe più significative di quell’esperienza. Al termine del torneo, Zlatanov ha sottolineato il valore collettivo del risultato, senza attribuire esclusivamente a sé stesso il merito dei riconoscimenti ricevuti. “Sono ancora una volta molto orgoglioso di questo gruppo, perché abbiamo sofferto durante la finale senza mai arrenderci”, aveva dichiarato dopo la gara. “Adoro questo gruppo e questa medaglia d’oro è il coronamento perfetto. Il premio di MVP è solo un valore aggiunto a questo oro, che era ciò che desideravo davvero. È stata l’intera squadra ad aiutarmi a ottenere questo riconoscimento”.
Nell’estate del 2024 è arrivato un altro risultato importante: l’argento ai Campionati Europei Under 18, accompagnato dall’inserimento nel Dream Team come miglior schiacciatore. Due riconoscimenti internazionali che hanno consolidato la sua posizione tra i giovani talenti più interessanti della pallavolo italiana.
Anche nel percorso Under 19, Zlatanov ha continuato a ricoprire un ruolo di riferimento. Ai Mondiali del 2025, disputati a Tashkent, in Uzbekistan, ha contribuito al cammino della nazionale, confermando la propria predisposizione a guidare il gruppo. “Vorrei essere un leader”, ha detto. “È semplicemente la mia natura. Cerco di spronare la squadra; è questo che voglio fare”.
La crescita passa dalla Serie A2
Il talento, da solo, non basta a costruire una carriera. Servono continuità, esperienza e la possibilità di confrontarsi con avversari e situazioni sempre più complesse. Per Zlatanov, una tappa importante in questa direzione è stata rappresentata dalle due stagioni trascorse alla Consar Ravenna in Serie A2. L’esperienza si è tradotta in 59 presenze, 38 vittorie e 618 punti complessivi, di cui 496 in attacco, oltre a 52 ace, 70 muri vincenti e 208 ricezioni effettuate. Numeri che testimoniano il contributo offerto alla squadra e la possibilità di maturare lontano dal contesto nel quale era cresciuto. Al termine della stagione 2025-2026, il percorso è stato premiato con il riconoscimento Gianfranco Badiali come miglior giocatore italiano Under 23 della Serie A2. Un premio significativo, arrivato in un campionato che gli ha permesso di misurarsi con la pallavolo di categoria e di sviluppare ulteriormente le proprie qualità.
Nel settembre 2026 il ritorno a Piacenza ha segnato l’apertura di un nuovo capitolo. La società ha scelto di puntare nuovamente su un giocatore cresciuto nel proprio settore giovanile, inserendolo in prima squadra per le successive tre stagioni. “Sono molto contento di aver firmato con Piacenza e sono convinto di aver fatto la scelta giusta. È una società solida, in continua crescita e che crede nei giovani. Torno a vestire questa maglia dopo essere cresciuto in questa società, per me vuol dire che in questi anni ho lavorato bene. Due anni fa ho lasciato il settore giovanile oggi torno per un’esperienza tutta nuova in prima squadra e non vedo l’ora di iniziare”.
Alla sua prima da titolare contro Padova, la risposta è stata immediata: 13 punti, un ace, un muro vincente, il 69% di positività in attacco e il 50% di ricezione positiva, con il 17% di ricezione perfetta. Una prestazione che ha accompagnato la vittoria di Piacenza in tre set e ha mostrato come il giovane schiacciatore possa già offrire un contributo concreto alla squadra.
Il talento e la mentalità: le qualità di un predestinato
Le doti tecniche sono evidenti. Zlatanov è uno schiacciatore completo, dotato di grande elevazione, potenza in attacco e qualità nei fondamentali di seconda linea. La capacità di incidere al servizio e a muro, insieme alla versatilità in ricezione, gli consente di contribuire in diverse fasi del gioco. I risultati ottenuti nelle categorie giovanili e il percorso in A2 hanno aggiunto esperienza a un bagaglio tecnico già ricco. Ma è soprattutto la valutazione di chi lo ha osservato da vicino a restituire la misura delle aspettative che accompagnano la sua crescita. Massimo Botti, intervenuto ad After Hours, la SuperLega di notte, ha espresso un giudizio netto sulle sue possibilità. “In genere quando si parla di giovani bisogna andarci con i piedi di piombo. Se non succede niente di particolare, però, io la prossima estate mi aspetto di vederlo titolare in Nazionale. Bisogna lasciarli lavorare in pace questi ragazzi, ma se uno vale bisogna dirlo. L’ho seguito durante la preseason e nelle prime due partite: il ragazzo ha qualità e non solo in un fondamentale, visto che riesce a essere ‘utile’ in tutte le statistiche. È un fattore in attacco, in battuta, in ricezione, a muro. È già pronto. A un giocatore di questa età, in genere, si consentono momenti di pausa e qualche errore, qualche ingenuità. Di lui invece, se non guardi la carta d’identità, non ti accorgi che ha 18 anni.”
È una valutazione che alimenta le prospettive, ma che lascia spazio anche al lavoro ancora da svolgere. Perché il passaggio dal talento giovanile alla continuità ai massimi livelli richiede tempo, adattamento e capacità di affrontare le difficoltà. Lo stesso Zlatanov, nelle sue dichiarazioni, ha più volte richiamato l’importanza della crescita personale e dell’equilibrio fuori dal campo. La scuola, gli amici e la vita quotidiana restano elementi centrali, mentre la pallavolo rappresenta una scelta maturata autonomamente, senza imposizioni familiari. “Non mi hanno mai imposto di giocare a pallavolo”, racconta. “Ho praticato molti sport diversi, ed è stata una mia decisione scegliere la pallavolo”.
E a chi sogna di seguire le sue orme, il giovane schiacciatore ricorda che il percorso deve partire dalla passione e dalla voglia di migliorarsi. “Giocate per divertirvi”, dice. “Non fatelo perché vi sentite obbligati, o solo per guadagnare molti soldi. Non è la mentalità corretta. Quando andate ad allenarvi, dovete avere fame; dovete avere il desiderio di allenarvi”.
«Il consiglio che do è di andare in palestra innanzitutto per divertirsi. Poi, cercate sempre di dare il massimo, di superare voi stessi e di migliorare giorno dopo giorno. Ma la cosa più importante resta divertirsi e affrontare ogni cosa con il sorriso».
Il futuro è ancora tutto da conquistare
La storia di Manuel Zlatanov contiene già diversi capitoli importanti: un record di precocità, titoli internazionali, premi individuali, una stagione di crescita in Serie A2 e il ritorno nella società che lo ha formato. È un percorso che spiega perché attorno al suo nome si siano accese aspettative così alte. Il cognome gli ha consegnato un’eredità importante, ma non può scrivere al suo posto le pagine che verranno. Quelle dovranno essere costruite attraverso le prestazioni, la capacità di migliorarsi e la continuità nel tempo. È proprio qui che il talento incontra la responsabilità: trasformare le qualità in risultati, senza lasciarsi condizionare dalla fretta di arrivare.
Chiamarlo predestinato significa riconoscere quanto sia insolito ciò che ha già realizzato a un’età così giovane. Ma la parte più interessante della sua storia è che, nonostante i record e i riconoscimenti, il suo percorso è ancora all’inizio. Manuel Zlatanov non deve diventare la copia di suo padre o di suo nonno. Ha già dimostrato di possedere qualità e personalità per inseguire un’identità sportiva autonoma. Adesso, con la maglia di Piacenza e il palcoscenico della Superlega davanti a sé, la sfida è trasformare le promesse in una carriera all’altezza delle aspettative.
Perché il talento può indicare una direzione. Il resto, come insegna la pallavolo, si conquista punto dopo punto.

