Pallavolo LeNostreInterviste – Konstantin Abaev: “In futuro penso di avere ancora un’opportunità di tornare in Italia”
(Laerte Salvini per iVolleymagazine.it) Chi è il narratore migliore nel volley se non il palleggiatore. Regista in un gioco che si decide nei secondi. Quelli che vedono prima degli altri. E che devono leggere una spalla, un movimento, un centimetro. Nel volley russo la fisicità resta una legge, ma c’è chi ha imparato a guardare oltre il muro. Konstantin Abaev, 27 anni, ha viaggiato e imparato tanto. Dalla scuola del Lokomotiv Novosibirsk fino allo Zenit Kazan, la crème de la crème della pallavolo russa, passando per l’Italia e per Verona. Un anno per cambiare prospettiva, imparare un’altra pallavolo e scoprire che a volte un dettaglio può raccontare un’azione intera. Adesso la Russia guarda di nuovo verso il mondo. Dopo anni lontano dalle grandi competizioni internazionali, il movimento russo aspetta di capire quale sarà il proprio prossimo capitolo. Abaev può raccontarlo da dentro: la sua esperienza italiana, il lavoro con Stoytchev, la crescita allo Zenit, i giovani che stanno aspettando la loro occasione e una pallavolo che, quando tornerà davvero sul palcoscenico internazionale (a partire dal 2027), potrebbe avere ancora parecchie cose da dire.
LA SCUOLA ITALIANA – La prima cosa che Abaev porta con sé dall’Italia è una prospettiva diversa. Non necessariamente una pallavolo migliore o peggiore, ma un modo differente di leggere ciò che accade dall’altra parte della rete: “In Italia tutti sanno giocare. Hanno più soluzioni, sanno fare pallonetti, mani-fuori, colpi diversi. Sanno giocare con la palla. In Russia, invece, tutti saltano un po’ di più e tirano forte. È una pallavolo più fisica”. La differenza, però, può stare nei dettagli. “Prima delle partite guardavamo i video e i ragazzi di Verona riconoscevano dettagli davvero piccoli: come un giocatore muove la spalla prima di fare la sua giocata, quando la muove e cosa può fare dopo. Io pensavo: come puoi vedere una cosa del genere? Non avevo mai guardato la spalla di un giocatore per capire cosa avrebbe fatto. Forse anche questa è una differenza tra Italia e Russia, l’attenzione tattica al dettaglio”. Per un palleggiatore, significa cambiare il modo di osservare il gioco. E Abaev sente di aver portato qualcosa di quella esperienza anche nel suo ritorno in Russia: “Penso di aver fatto un passo avanti in Italia. Ho studiato qualcosa di nuovo e ho iniziato a vedere la pallavolo in modo diverso. Anche adesso, lavorando con Verbov, continuo a imparare. Non sono grandissimi passi avanti, ma sono piccoli passi avanti. E bisogna continuare, perché se non lo fai basta poco per cadere e perdere il passo dei migliori”.
L’ESEMPIO DI MIKHAILOV – Allo Zenit Kazan la crescita passa anche dall’esempio quotidiano. Quello di Maxim Mikhailov, campione olimpico a Londra 2012 e leggenda russa, che per Abaev è un compagno di squadra e modello di professionalità: “Lui arriva per primo all’allenamento ed esce per ultimo. Fa tre ore di fitness, mezz’ora di prevenzione prima dell’allenamento, poi quaranta minuti dopo lavora ancora con i pesi e fa stretching. Poi ci sono i massaggi, le procedure, tutto”. Mikhailov ha 38 anni. Ed è proprio questo a rendere il suo esempio ancora più significativo per Abaev: “È molto difficile fare passi avanti a 38 anni, ma lui continua. L’anno scorso ho giocato con lui e anche quest’anno fa le stesse cose. È bravissimo”.
LA SCUOLA RUSSA – La Russia ha perso anni di confronto internazionale. Una generazione intera è cresciuta senza mostrare il proprio talento a causa del conflitto bellico. Ora che però la Russia è tornata ad affacciarsi nello scenario globale, qualcosa cambierà: “Io non ho mai giocato con la nazionale. Ci sono tanti giocatori che non hanno mai giocato una VNL, un Mondiale, un Europeo o una Champions League. Sono quattro anni che viviamo questa situazione”. Il talento, però, non è scomparso. “Ci sono tanti giovani forti. Dmitriy Lyzik, (giocatore del Lokomitiv Novosibirsk ndr) per esempio, secondo me è uno dei migliori centrali del mondo. Ha 25 anni ed è completo: muro, attacco, battuta, tutto”. Poi Mikhail Labinskii, schiacciatore del suo Zenit, che “salta tantissimo, tira forte e in ricezione è solido”. Abaev prosegue: “Ci sono tanti giocatori che non hanno mai giocato un Mondiale o un Europeo. Ma qui ci sono tanti talenti”.
SOGNI ITALIANI – L’Italia, intanto, non è diventata un capitolo chiuso: “In futuro penso di avere ancora un’opportunità di tornare in Italia. Vediamo. Mi è piaciuta molto questa esperienza, è stata davvero interessante”.
Quello che gli manca è anche il ritmo della SuperLega. “Forse mi manca una partita alla settimana. In Russia ne giochiamo tre. E i viaggi sono molto difficili, perché la Russia è enorme: puoi prendere un aereo per tre ore solo per andare a giocare una partita”.
Poi ci sono le cose più semplici. Quelle che restano: “Il cibo, cento per cento. Mi manca tantissimo il prosciutto. Quando vivevo a Verona avevo una salumeria proprio sotto casa. Ogni giorno compravo prosciutto e parmigiano”. E il sole. “A Kazan non ce n’è tantissimo. Però la città è bellissima, ha un’architettura un po’ europea. Si vive bene”.
Foto di Roberto Muliere

